
Lee Sharpe è stato sicuramente uno dei grandi rimpianti del calcio britannico a cavallo degli anni novanta; calciatore dotato di grandissimo talento ma allo stesso tempo vittima di fragilità fisiche e caratteriali che ne hanno limitato la carriera.
Nato a Halesowen, nel Worcestershire, inizia la sua carriera calcistica nel Torquay United, società calcio della città di Devon, in Inghilterra.
Sharpe dimostra da subito di essere un calciatore molto talentuoso, tanto da debuttare in prima squadra ritrovandosi solo sedicenne a giocare ben quattordici gare in “fourth division”. Così, al termine della stagione ’87-’88, sono molti i club che si interessano a lui e tra questi a muoversi c’è anche il Manchester Utd; quest’ultimo vince ogni possibile concorrenza arrivando a pagare la cifra record di 200 mila sterline per aggiudicarsi le sue prestazioni. Mai fino a quel momento un giovane calciatore era stato pagato così tanto.
Nell’estate del 1988 ad accoglierlo a Manchester c’è Sir Alex Ferguson, allenatore approdato sulla panchina dei “Red Deviels” due anni prima, insieme ad alcuni giovani altrettanto interessanti, quali il terzino destro Derek Brazil, l’ala sinistra Giuliano Maiorana e la punta centrale Mark Hughes. A questi si aggiungano poi giocatori d’esperienza come il portiere Jim Leighton, i centrocampisti Bryan Robson e Gordon Strachan, insieme all’attaccante Peter Davenport.
Il debutto di Sharpe con la maglia dello United va in scena all’Old Trafford il 24 settembre del 1988, nella vittoria per 2 a 0 sul West Ham; da questo momento in poi inizia a trovare spazio sempre con maggiore continuità, grazie anche alla partenza dell’esterno danese Jesper Olsen, il quale decide di fare ritorno in patria per vestire la maglia del Naestved, ed alle prestazione discontinue dell’altro esterno in rosa, lo scozzese Ralph Milne. Al termine della stagione Sharpe colleziona ben 22 presenze in campionato, seppure per lo Utd non si tratta di una stagione esaltante, con l’undicesimo piazzamento nella classifica della “First Division”.
L’anno successivo Sharpe è senza dubbio uno dei giocatori di punta del nuovo Manchester Utd; seppure la squadra non riesce ancora ad affermarsi in campionato, tanto da non andare oltre il tredicesimo posto in classifica al termine della stagione 1989-1990, a differenza la sua giovane stella mostra l’enorme potenziale di cui dispone. La stagione di Sharpe è eccellente, tanto da candidarlo al titolo di “miglior giovane della stagione”; premio che verrà poi assegnato al centrocampista dell’Arsenal, Paul Merson.
L’estate del ’90 vede i “Red Deviels” rinforzarsi sul mercato grazie all’acquisto del promettente centrocampista russo Andrey Kanchelskis, del terzino irlandese Denis Irwin e del trequartista inglese Danny Wallace, quest’ultimo prelevato dal Sauthampton. La squadra risulta molto più competitiva rispetto alle passate stagioni e Sharpe è ormai un titolare fisso; protagonista in campionato con il raggiungimento del sesto posto finale ma, soprattutto, in coppa delle Coppe. Nella competizione europea mette infatti la propria firma nella gara casalinga contro il Legia Varsavia, valevole per la semifinale di andata, dove sigla un grandissimo goal. E’ poi in campo anche nella finale vittoriosa di Rotterdam contro il Barcellona.
Nella stessa stagione firma una tripletta ad Highbury, nella gara di coppa di Lega contro l’Arsenal, che vede il Manchester imporsi con il risultato di 6 a 2.
A consacrare il talento di Sharpe giunge anche la convocazione con la nazionale inglese, nell’anno che precede il campionato europeo. Per lui tutto sembra andare per il verso giusto, divenendo sempre più protagonista di un Manchester che si rafforza anno dopo anno dietro la guida esperta di Ferguson, candidandosi così tra le squadre che ambiscono al titolo. Chi non scommetterebbe ora su quel ventenne esterno offensivo dei Red Deviels che si è aggiudicato già una competizione europea? Purtroppo per Sharpe sta per iniziare invece un vero incubo che non lo abbandonerà più, se non al termine della sua carriera.
La stagione ’91 -’92 lo vede, infatti, vittima di infortuni che ne limitano la presenza in campo, tanto da portare Ferguson a tamponare la sua assenza con l’impiego di Irwin e di Kanchelskis; nonostante ciò il Manchester Utd è protagonista in First Division contendendosi fino al termine della stagione il titolo con il Leeds Utd, quest’ultimo vittorioso con soli 4 punti di vantaggio.
Una stagione problematica per Sharpe, che lo vede inevitabilmente escluso anche dalla rosa ufficiale della nazionale inglese che parteciperà al campionato europeo, senza però lasciare il segno e finendo per classificarsi ultima nel Gruppo A, dietro a Svezia, Danimarca e Francia.
Nell’autunno del 1992 Sharpe si ammala anche di meningite virale, malattia che lo tiene lontano dai campi di gioco per un lungo periodo, debilitandolo molto fisicamente. Quando finalmente riesce a sconfiggere la malattia trova un Manchester che non è più il suo; sono arrivati in rosa giocatori importanti, su tutti Erik Cantona, inoltre nel suo ruolo gioca ora un giovane Ryan Giggs, capace di esprimersi ad altissimi livelli. Al termine della stagione lo Utd è finalmente campione d’Inghilterra; un successo che riesce a bissare anche nelle stagioni 1993-1994, dove Sharpe raccoglie ben 20 presenze segnando anche 9 goal, e 1995-1996. In quest’ultima stagione Sharpe parte nuovamente come titolare, grazie alla partenza di Kanchelskis, ma trova poi difficoltà nel trovare spazio anche per l’affermarsi di un “giovane” David Beckham. Per ritagliarsi uno spazio è costretto così ad accettare di giocare come sostituto di Irwin nel ruolo di terzino.
Nell’estate del ’96, nonostante abbia solo 25 anni, comprendendo le difficoltà nel ritagliarsi spazio nel nuovo Utd, decide di accettare la corte del Leeds. Lascia così Manchester con 256 gare giocate, 36 goal segnati e ben sette trofei nel palmares.
Sharpe inizia la sua nuova avventura nei “whites” con la voglia di tornare ad essere protagonista; nel suo primo anno segna 5 goal in 26 presenze e sembra poter tornare ad essere il giocatore importante conosciuto nei primi anni di Manchester. Purtroppo però nell’estate del ’97 subisce un grave infortunio al ginocchio che limita la sua presenza nel corso della seconda stagione con il Leeds. Torna in campo ad autunno del ’98 ma ormai per l’allenatore O’Leary rappresenta un calciatore fuori dal progetto, tanto da spedirlo in prestito in Italia, nelle fila della Sampdoria.
L’esperienza italiana non è positiva, così come le stagioni successive, che lo vedono giocare per il Bradford City e Portsmouth (sempre in prestito) e poi per Città di Exeter, Grindavik ed, infine, per il Garforth Town, dove dice definitivamente addio al calcio giocato.
Una carriera probabilmente al di sotto delle possibilità quella di Lee Sharpe, considerate le premesse inziali; colpe da non ricercare solo nei tanti infortuni avuti ma anche in una fragilità caratteriale, che non gli ha concesso di trovare l’affermazione definitiva. Il peso della responsabilità nel ritrovarsi cosi giovane ad essere un punto di riferimento per squadra e tifosi, unito alla sua attrazione verso la bellezza della vita notturna di Manchester, ne hanno inevitabilmente limitato la piena affermazione, tanto da giudicare oggi la sua carriera con un pizzico di rimpianto.
Nonostante ciò Lee Sharpe ha messo la propria firma su alcune delle più belle partite nella storia dello United; su tutte impossibile non tornare con la memoria alla notte del 19 ottobre 1994, quando all’Old Trafford va in scena la sfida del terzo turno di Champions League.
La partita è una di quelle che valgono quasi una carriera; lo United si trova infatti ad affrontare uno dei club più prestigiosi al Mondo, il Barcellona di Johan Cruijff che, oltre al blasone, vanta anche una rosa fenomenale, carica di campioni del calibro di Guardiola, Hagi, Koeman, Stoichkov e Romario. Alex Ferguson ed il suo Manchester sanno bene che per fronteggiare un avversario simile è necessario spingersi oltre le proprie possibilità, aggrappandosi ai propri giocatori di maggior talento; tra questi oltre al portiere Schmeichel ed ai centrali di centrocampo Ince e Keane, c’è quella giovane ala tutta tecnica e rapidità, Lee Sharpe.
Ed il giovane numero 11 non disattende le aspettative anzi, dai primi minuti di gioco si dimostra una vera spina nel fianco per la difesa del Barca, la quale non riesce a limitare le sue sgroppate sulla fascia. Al minuto ’19 Sharpe, raggiunta la linea di fondo e dopo aver dedicato un breve sguardo al centro dell’area di rigore, pennella un cross per l’accorrente Hughes che di testa trafigge il portiere spagnolo Busquets, portando in vantaggio i “Red Deviels”.
Il Barca però non ci sta e dopo la partenza incerta riprende in mano la gara trovando al 33esimo minuto di gioco il pareggio con Romario e, ad inizio ripresa, il goal del 2 a 1, grazie ad una prodezza del capitano Bakero.
Nonostante lo svantaggio lo United non demorde e continua a spingere forte alla ricerca del pareggio; Sharpe è incontenibile e mette cross a ripetizione che purtroppo però Hughes non riesce a finalizzare. La partita sembra stregata per lo United e quando Roy Keane prende palla e si appresta a gettarla per l’ennesima volta nell’area del Barca, mancano poco più di dieci minuti al fischio finale; più precisamente corre il minuto ’79 della sfida, anche se probabilmente questo dettaglio sfugge all’attenzione dei tifosi presenti allo stadio. Tutti gli sguardi sono infatti orientati su quella palla che corre veloce verso il centro dell’area; a fissarla c’è anche Lee Sharpe, che probabilmente nemmeno nel migliore dei suoi sogni ha immaginato mai ciò che a breve sta per accadere.
L’esterno dello Utd va incontro al pallone e quando ormai sta per toccarlo, decide di eludere l’intervento del difensore avversario facendo scorrere la palla in mezzo alle proprie gambe per poi colpirla con il tacco della scarpa.

Mentre il portiere ed il difensore del Barca osservano inesorabilmente lo scorrere della palla verso la rete, l’Old Trafford esplode in un grido di esultanza da mettere i brividi, quasi a voler rappresentare la cornice perfetta da adattare all’opera d’arte che Sharpe ha appena disegnato e consegnato alla storia dello United.
Forse avrebbe potuto essere molto più di ciò che è stato, ma sono certo che se chiederete ad uno qualsiasi dei tifosi presenti allo stadio di Manchester in quella fredda notte d’autunno, vi dirà che la stella di Lee Sharpe è brillata!