
La seconda metà degli anni novanta ha rappresentato per l’Inghilterra un periodo di grande ottimismo e spirito creativo (creatività British) dove la nazione ha riscoperto il senso di appartenenza; una ventata di aria nuova in grado di influenzare l’Europa ed addirittura il Mondo. La cosiddetta “cool Britannia”, una fiammata di entusiasmo capace di scuotere il Regno Unito e la sua cultura; la nascita in ambito musicale di band identificabili nel “britpop” quali gli Oasis o i Blur, oppure l’enorme successo in ambito cinematografico del film “Trainspotting” di Danny Boyle tratto dal romanzo di Irvine Welsh.
Anche la politica si lascia trasportare dall’esigenza di novità e rilancio del Paese, così nel maggio del 1997 il Partito Laburista ottiene una vittoria elettorale memorabile alle elezioni generali, la più grande della sua storia consentendo a Tony Blair, con i suoi 43 anni, di diventare il primo Primo ministro più giovane dal 1812.
La cool Britannia influenza anche il mondo del calcio inglese; il Manchester United di Ferguson e Beckham sale sul tetto d’Europa, e poi c’è un ragazzetto “made in England” che fa innamorare Liverpool e non solo, il suo nome è Michael Owen, che diverrà per tutti “wonder boy”.
Owen nasce a Chester nel Cheshire, il papà è un ex calciatore professionista del Chester City e dell’Everton; è lui a trasmettere al piccolo Michael la passione per il calcio e soprattutto per la squadra di Goodison Park. All’età di 8 anni gioca nel “Deeside”, dove si confronta con ragazzi più grandi di lui lasciando intravedere il suo talento; due anni più tardi scrive già un record, andando in goal ben 97 volte nel corso di una stagione. Passa successivamente al “Mold Alexandra” dove segna 34 reti in 24 gare; ormai il suo nome inizia a circolare tra i talent scout inglesi, interessati ad acquistarlo dal momento che avendo compiuto i 12 anni è ora idoneo a firmare un contratto. Steve Heighwey, emissario del Liverpool, riesce a battere l’interesse di altri club aggiudicandosi le prestazioni del giovane talento; così appena completati gli studi, nella stagione ’95-’96, Owen approda nella squadra giovanile dei “Reds” contribuendo subito alla conquista della “Youth cup”, una competizione giovanile mai vinta prima dal club. All’inizio della stagione successiva Michael viene aggregato alla prima squadra, a disposizione di Mister Roy Evans; già dai primi allenamenti stupisce per le sue doti tecniche, tanto da portare il suo compagno in attacco Ridle a dire: ” E’ incredibile, quando lo vedi giocare non ti rendi conto che ha solo 17 anni”.
Il 6 Maggio del 1997 va subito in goal nella gara di debutto contro il Wimbledon e da questo momento in poi l’interesse di stampa e tifosi nei suoi confronti va crescendo, di pari passo con il suo valore, tanto da obbligare il Liverpool a blindarne il cartellino proponendogli un contratto quinquennale da 2,5 milioni di sterline e facendolo diventare il giovane più pagato del calcio inglese. Michael ripaga la fiducia del club già nella stagione ’97 – ’98, dove risulta protagonista del terzo posto finale raggiunto dalla squadra e dove ottiene il titolo di capocannoniere della Premier con 18 centri, in condivisione con Sutton e Dublin; scontata quindi la sua convocazione in nazionale per il Mondiale in Francia dove diviene, nonostante la giovane età, il calciatore sul quale l’Inghilterra riveste la maggiore aspettativa.
Il 30 Giugno del 1998 a Saint-Étienne va in scena l’ottavo di finale mondiale tra l’Inghilterra e l’Argentina; è dal mondiale del 1986 che le due nazionali non si affrontano e gli inglesi nutrono una gran voglia di rivincita nei confronti della famosa “mano de Dios” che brucia ancora nei loro ricordi. La gara è nervosa con due rigori concessi nei primi dieci minuti, Batistuta porta avanti l’“albiceleste” e Shearer pareggia, poi al minuto sedici della gara sale in cattedra Michael Owen. Wonder boy prende palla da Beckham appena dopo il centrocampo e si invola verso la porta argentina, resiste ad una carica del difensore, ne salta un secondo appostato davanti all’area di rigore ed a quel punto, con un preciso destro ad incrociare, insacca la palla sotto l’incrocio dei pali, portando avanti l’Inghilterra. Il successivo pareggio di Zanetti e l’espulsione di Beckham risultano fatali però alla squadra inglese, che si trascina comunque fino ai calci di rigore, venendo poi eliminata a causa del rigore sbagliato da David Betty. Il goal di Owen viene comunque considerato il migliore della rassegna mondiale e per gli inglesi diviene la risposta d’orgoglio alla incredibile cavalcata dell’ “aquilone cosmico” Maradona a Messico ’86.
Al ritorno in patria trova un nuovo allenatore a guidare il Liverpool, si tratta del francese Houllier, che mette subito Owen al centro del suo progetto, con l’ambizione di aprire un ciclo vincente. Le prime due stagioni risultano piuttosto anonime, mentre il 2001 diviene l’anno di Owen e del Liverpool; arriva la conquista della FA Cup nella finale contro l’Arsenal, dove tra il minuto ’83 e ’88 della gara Owen, con due goal straordinari, consegna la coppa ai Reds. Quattro giorni più tardi, il 16 maggio del 2001, arriva anche l’affermazione europea, vincendo a Dortmund la coppa Uefa, superando gli spagnoli dell’Alaves. Infine, in Agosto, ecco arrivare anche la vittoria della Community Shild, dove il Liverpool supera il Manchester United con il risultato di 2 a 1 e con Owen che firma il goal del raddoppio, che risulterà poi decisivo. Ai successi con il club si aggiungono poi i riconoscimenti personali dove ottiene, infatti, il Pallone d’oro assegnato da France Football, e viene anche votato come calciatore dell’anno della World Soccer.
E’ comprensibile dunque come Owen inizi a suscitare l’interesse di diversi club europei ed il Liverpool, considerando anche la volontà di Houllier di non privarsene, gli ritocca ulteriormente l’ingaggio, facendolo divenire uno dei calciatori più pagati d’Inghilterra. L’obiettivo del club per le stagioni successive è la conquista della Premier League ma questa purtroppo non arriva; il Liverpool si deve accontentare di una seconda Coppa di Lega, vinta il 2 Marzo del 2003, superando in finale il Manchester Utd per 2 a 0, grazie ai goal di Gerrard e Owen. La mancata vittoria del titolo porta però al licenziamento del tecnico Houllier nell’estate del 2004 e Michael, particolarmente legato all’allenatore francese, sente che è giunto anche per sé stesso il momento di cambiare; accetta così l’offerta stellare del Real Madrid, dopo un corteggiamento del Presidente Peréz che durava già da un paio di anni. Con i “galacticos” però non è amore a prima vista, poiché fatica ad ambientarsi e la critica spagnola non lo aiuta di certo; le prestazioni iniziali non sono buonissime anche a causa di una condizione fisica non ottimale per via di una caviglia non in ordine. Al termine della stagione però i numeri gli danno ragione, ben 16 goal in 45 gare, ma partendo titolare solamente 26 volte; Owen però sente che non è la “Liga” la sua dimensione ideale e decide, dopo solo un anno, di rientrare in patria, con la speranza di approdare nuovamente al Liverpool. Purtroppo la richiesta delle “merengues” per il suo cartellino è altissima e l’unico club che avanza una offerta è il Newcastle; Michael ovviamente accetta ed il 24 Agosto del 2005 fa ritorno nel campionato inglese. Con la squadra dei “magpies” rimane fino al 2009, ma sono anni costellati di infortuni, il più grave di questi lo riporta durante il mondiale del 2006 in Germania, procurandosi una lesione ai legamenti del ginocchio; il Newcastle chiede ed ottiene un risarcimento dalla FIFA e dalla Federazione inglese per la sua prolungata assenza. Un lungo calvario quello di Owen, anche nel suo ultimo anno di contratto dove, il 22 Dicembre del 2008, si procura la frattura della caviglia in una gara contro il Manchester City; rimane fuori a lungo ed al termine della stagione la squadra retrocede in prima divisione, mentre lui si ritrova svincolato.
A credere ancora nel ragazzo di Chester è Sir Alex Ferguson, il quale è alla ricerca di un sostituto del partente Cristiano Ronaldo, accasatosi al Real Madrid; Owen accetta la proposta anche se l’accoglienza iniziale dei tifosi dei “Red Devils” non è delle migliori a causa dei suoi trascorsi con il Liverpool. Michael però alle parole preferisce i fatti, così il 20 Settembre del 2009, durante il derby contro i rivali del Manchester City, in pieno recupero sigla il goal del 4 a 3 finale, facendo letteralmente esplodere di gioia l’ Old Trafford e cancellando così i vecchi rancori. Gli infortuni però lo perseguitano imponendogli continui stop, ma nonostante ciò riesce ancora a mettere la sua firma nella finale di Carling cup del 2010 vinta dal Manchester Utd per 2 a 1 sull’Aston Villa, dove sigla il goal del momentaneo pareggio. L’anno successivo si toglie anche la soddisfazione di giocare la finale di Champions League, persa però contro il Barcellona. Conclude l’esperienza con lo United nel 2012, aggiungendo al proprio palmares oltre alla Community Shield, anche la conquista della Premier League e di una ulteriore Coppa di Lega.
La sua ultima stagione Owen la gioca con la maglia dello Stoke City; voglia di giocare ne ha ancora molta ma i continui problemi muscolari, nonché i fastidi a caviglia e ginocchio lo portano a maturare la decisione di ritirarsi nel maggio del 2013, dopo aver raggiunto lo storico record di 150 reti in Premier League.
Una canzone degli Oasis recita “Don’t look back in anger” (“non guardarti indietro con rabbia”) ed è questo il pensiero che deve accompagnare il racconto della carriera di Michael Owen, tralasciando i rimpianti per i tanti infortuni che hanno impedito al suo talento di poter brillare più a lungo, nella convinzione che quel breve periodo all’apice sia comunque bastato a lasciare un segno tangibile nel calcio inglese e non solo. E poi la cool Britannia non sta forse tutta li? In quella metà – fine anni novanta, un po’ come il suo wonder boy.