Manchester “poco” United: cade in casa contro il Burnley

Il mercoledì sera di Premier League ci consegna l’ennesimo tonfo dei “Red Devils”, che cadono davanti al proprio pubblico contro il Burnley

Manchester United v Burnley FC - Premier

Seconda sconfitta consecutiva degli uomini di Solskjaer dopo quella rimediata ad Hanfield contro il Liverpool, dove però, contro la capolista, lo “United” aveva lasciato intravedere dei progressi di gioco, mettendo in difficoltà gli undici di Klopp. La sconfitta contro il Burnley cala invece come una sentenza sul tecnico norvegese ed i suoi uomini, vittime di una discontinuità di risultati, attribuendogli un ruolo secondario in questa Premier League, posizionati al quinto posto in classifica, con 34 punti, alla pari con il Tottenham di Mourinho e distaccati di sei lunghezze dal Chelsea che li precede.

Eppure anche nella gara di ieri sera il Manchester ha per lunghi tratti condotto il gioco, proponendosi pericolosamente in un paio di occasioni, ma finendo per capitolare dapprima sugli sviluppi di una palla inattiva, sulla quale Maguire si è fatto trovare impreparato, anticipato da Wood che ha così siglato il vantaggio al minuto 39, al quale ha fatto poi seguito lo straordinario raddoppio di Rodriguez al minuto 56, frutto di un disimpegno sbagliato del Manchester.  Due episodi sfortunati che hanno però fatto intravedere come la squadra pecchi di serenità, oltre a soffrire terribilmente le ripartenze, monologo di quanto accaduto qualche giorno fa contro i “reds”; sembra proprio questo il limite di una squadra caratterizzata da ottimi palleggiatori ma troppo poco unita tra i reparti e dove il centrocampo sembra non essere in grado di supportare adeguatamente la difesa nella fase di non possesso palla. Sulla sconfitta di ieri sera pesano sicuramente le assenze di Pogba e Rashford, quest’ultimo vero riferimento offensivo di una squadra che ad oggi ha segnato 36 goal, poca cosa se rapportati ai 52 del Leicester (terzo in classifica).  Anche la prestazione di un giocatore esperto e tecnico come Mata, schierato nel ruolo di “suggeritore”, al fianco di Pereira e James e dietro alla punta avanzata Martial, non ha inciso, risultando troppo macchinoso in fase di impostazione del gioco, stessa cosa dicasi per Fred e Matic, bravi nel fraseggio ma in sofferenza durante il pressing del Burnley. 

Oltre ai problemi di continuità di gioco e risultati, si aggiunga poi anche il malessere dello stesso Pogba; il giocatore, infatti, attraverso il suo procuratore Raiola ha fatto intendere di non essere felice a Manchester, squadra non all’altezza delle sue ambizioni e dove sembra non essersi mai ambientato pienamente, risultando spesso lontanissimo nel rendimento dal giocatore apprezzato qualche anno fa alla Juventus. La sua volontà è di essere ceduto al termine della stagione e non mancano sicuramente gli estimatori in tal caso, pronti ad offrire al talentuoso centrocampista francese una possibilità di rilancio; da non escludere in tal caso un suo ritorno a Torino in maglia bianconera, anche se non sarà semplicissimo trovare l’accordo contrattuale. A frenarne la partenza potrebbe essere però un eventuale approdo sulla panchina dei “diavoli rossi” di Max Allegri, un profilo molto stimato anche da Sir Alex Ferguson ed intorno al quale poter costruire un progetto di rilancio; se, infatti, quella che ad oggi è solo un’idea si concretizzasse, difficile pensare ad un divorzio da Pogba, giocatore apprezzato dall’allenatore italiano, con il quale ha vissuto stagioni da assoluto protagonista. 

In lizza per guidare il Manchester United la prossima stagione c’è però anche Mauricio Pochettino, l’allenatore che è stato in grado di aprire un ciclo con il Tottenham, culminato con l’approdo in finale di Champions (poi persa contro il Liverpool) e che conosce molto bene il campionato inglese, nel quale milita da diverse stagioni. Ciò che ad oggi risulta certo è che lo United proseguirà con Solskjaer, possibilmente con qualche aiuto dal mercato; si parla in tal senso di un forte interessamento a Piatek, in uscita dal Milan, attaccante di spessore ed in cerca di riscatto, con il quale inseguire l’obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League.

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Pau Lòpez: Roma con lui sei in buone mani

Udinese Calcio v AS Roma - Serie A

Si è conclusa da poco la ventesima giornata di Serie A, dove la Roma è balzata al quarto posto, grazie alla vittoria convincente di Genova, dalla quale esce con la sorpresa di un rigenerato Spinazzola e la certezza di Pau López, sempre più protagonista nella squadra di Mister Fonseca. Pur non risultando in cima alla classifica parate della serie A, dove con i suoi 60 interventi si posiziona al diciassettesimo posto, grazie anche ad una difesa che non concede moltissimo, spesso però l’estremo difensore spagnolo risulta decisivo sul risultato finale. Fino ad oggi si è sempre fatto trovare presente quando chiamato in causa con parate tutt’altro che scontate, come nella gara di oggi, sul finale, non consentendo al Genoa di accorciare le distanze, oppure in quella di qualche giorno fa a Parma in coppa Italia, neutralizzando con grande riflesso un tiro ravvicinato di Roberto Inglese. Sempre a Parma qualche mese fa si era reso protagonista (nonostante la sconfitta della Roma) di una parata strepitosa su conclusione dalla distanza di Kulusevsky, intercettando la palla con la cosiddetta “mano di richiamo”; per solleticare i ricordi dei tifosi romanisti aggiungiamo alla “Franco Tancredi” indimenticato protagonista dello scudetto giallorosso, il quale era solito effettuare parate con questa tecnica. Se la Roma ad oggi ha subito solo 22 goal il merito dunque è anche e soprattutto suo; il numero 13 giallorosso ha avuto, infatti, un ottimo impatto con una piazza importante ed esigente come quella romana, dove la tensione è sempre altissima (ne sa qualcosa i suo predecessore Olsen, oggi protagonista a Cagliari ma lo scorso anno in difficoltà a Roma, tanto da vedersi preferito, ad un certo punto della stagione, il più esperto Mirante). Un portiere “moderno” Pau López, abilissimo con i piedi, dove spesso risulta vero e proprio difensore aggiunto, facendosi coinvolgere nel fraseggio della sua linea difensiva, ma non solo, è dotato di grande agilità che gli consente rapidità nelle uscite, caratteristica dovuta anche dalla capacità di leggere per tempo l’azione, riuscendo spesso ad anticipare la conclusione. Infine, si aggiunga l’ottimo piazzamento, che gli permette spesso di fare risultare semplici anche parate piuttosto complesse. E’ indubbio dunque come Pau López abbia trasmesso tranquillità non solo al reparto difensivo ma a tutto l’ambiente giallorosso, tanto da indurre  la sensazione che la Roma abbia finalmente trovato nel venticinquenne ragazzo di Girona un grande interprete del ruolo, un portiere di livello e personalità  al quale consegnare le chiavi della porta e dei sogni giallorossi, oggi con lui davvero in buone mani.

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