Gordon Banks e la miglior parata della storia

Il 12 Febbraio 2019 il mondo del calcio ha salutato per l’ultima volta Gordon Banks, ritenuto dagli intenditori di calcio il miglior portiere inglese di tutti i tempi, capace di vincere un campionato del mondo con l’Inghilterra nel ‘66, ma destinato ad essere ricordato da tutti come il portiere della “straordinaria” parata su Pelé, la parata più bella nella storia del football.

Ma da quei primi calci al pallone con una squadra di minatori, al provino con il Chesterfield e l’inizio di una promettente carriera, ai trofei vinti, fino a giungere alla parata consegnata alla storia, il buon Gordon di strada ne ha percorsa tanta e per la maggior parte in salita. C’erano infatti da sconfiggere i più scettici, coloro che in quel fisico un po’ ingobbito non ci vedevano certo un grande portiere capace di cambiare la storia del calcio inglese. Ma Gordon sapeva che prima o poi sarebbe riuscito a farsi apprezzare, la passione per il calcio, la voglia di affermarsi ed il lavoro duro, avrebbero saputo ripagarlo, realizzando il suo sogno. Già, perché la fatica di guadagnarsi da vivere l’aveva già assaporata e non era certo fuggito a questa, avrebbe fatto anche il muratore, con la forza di chi non ha certo paura di sporcarsi le mani e lottare nella vita. Ma quelle stesse mani erano però destinate a ben altro, a qualcosa di prestigioso; chissà se ne sia mai stato convinto davvero Banks, anche quando la carriera calcistica iniziava a gratificarlo e la vita a sorridergli. Non era un uomo da copertina lui, alla fama del successo preferiva allenamenti duri, pesanti, fatti di sacrificio, dedizione e voglia di non mollare mai, dare tutto sé stesso senza trascurare nessun aspetto: “il colpo di reni Gordon …migliora il colpo di reni …perché prima o poi ti sarà utile…”. Sì, se lo sarà sentito dire spesso in quel campo d’allenamento, un po’ come è capitato del resto ad ogni portiere; probabilmente nei momenti di fatica si sarà chiesto anche a cosa mai potesse essere utile veramente, magari nel vincere una coppa di Lega oppure un mondiale ed essere definito “la cassaforte della regina”? già, magari, …o forse qualcosa di più grande ancora, chissà.

 Quel magari divenne presto certezza, Banks alzò al cielo la coppa di Lega con il Leicester City nel campionato ’63-’64 (per poi ripetersi con lo Stoke City nel ’71-’72) ma ancor più la coppa Rimet, proprio nella sua Inghilterra, con la nazionale della Regina. Niente male starete pensando vero? Un successo mondiale che molti calciatori sognerebbero, sentendosi poi appagati; ma il campione no, lui va oltre, la sua fame di successi ed il suo bisogno di dimostrare non possono arrestarsi, se poi per caso ti chiami Banks e i tuoi inizi gli hai vissuti in una squadra di minatori figuriamoci! 

Eccola la differenza tra lui e gli altri, Gordon non si accontentava di essere il miglior portiere inglese, voleva di più o forse sapeva di essere qualcosa in più …era come un equilibrista che dopo un esercizio riuscito sentiva la necessità di renderlo più complesso, alla ricerca continua del superamento dei propri limiti, mantenendo acceso dentro sé il fuoco della sfida. Eccolo il quadro perfetto che lo ritrae, anch’egli appeso su quel filo, con il pensiero rivolto a dimostrare a quella folla che lo aveva ammirato ed osannato che c’era ancora qualcosa di unico da vedere, in grado di far trattenere loro il fiato …di fermare per un istante il tempo.

Non ho la certezza che Gordon pensò davvero tutto ciò, ma se lo fece, come mi piace credere, allora dico che non sbagliò, perché c’era veramente ancora qualcosa da mostrare, in grado di renderlo più celebre di quanto non fosse riuscita a fare la conquista di un Mondiale.

Il 7 Giugno del 1970, a Guadalajara, l’equilibrista Gordon, infatti, iniziò a sentire tremare il filo sotto i suoi piedi, lui non si scompose, conosceva quel momento, lo aveva sognato, inseguito con tutto sé stesso, ed ora era finalmente arrivato.

Nell’istante in cui partì quel cross dalla sua sinistra, Banks era al centro della porta, indossava una maglia blu con pantaloncino e calzettone bianco, mentre le mani erano coperte da un paio di guanti troppo leggeri e semplici se paragonati a quelli dei tempi moderni, ma a lui cosa poteva importare, prima di allora aveva giocato a mani nude, strofinandoci sopra un chewingum masticato per migliorarne la presa; un rituale probabilmente più scaramantico che efficace. Di sicuro se in quell’istante dedicò un pensiero, questo fu di breve durata poiché quella palla calciata da Jairzinho viaggiava veloce sopra la ua testa e di tempo ne rimaneva poco per sprecarlo a pensare. In pochi istanti Gordon sentì tremare ancor più il filo sotto i suoi piedi, questa volta a muoverlo era un vento caldo e violento, potente, lo stesso che aveva fatto cadere in precedenza i più esperti difensori di calcio al mondo, piegando le mani ai più grandi portieri, quel vento si chiamava “o Rei”. Il destino non aveva scelto un giocatore brasiliano qualsiasi da scagliare su quel pallone, eppure erano tutti forti, sarebbe bastato uno qualunque di loro per segnare, invece no, proprio Pelé. Ed il miglior giocatore del mondo si presenta all’ appuntamento con la storia piazzando uno stacco prepotente, il quale gli consente di colpire la palla con una violenza incredibile, riesce addirittura a schiacciarla a terra, rendendola davvero imprendibile. Ma riecco quella voce rimbalzare nella testa di Banks:“il colpo di reni Gordon …migliora il colpo di reni …perché prima o poi ti sarà utile…” L’orologio del tempo si ferma in un istante lunghissimo, lo stadio ammutolisce, qualcuno sta per balzare in piedi, ha le braccia protese in alto, sta per urlare ma …no! Che succede, la palla non gonfia la rete ma cambia direzione, va verso l’alto, ha impattato la mano di Gordon proteso in un tuffo disperato, con la schiena inarcata, a pochi centimetri dal palo.Terminato l’istante di incredulità, l’orologio riprende e scocca il suo secondo, gli occhi del pubblico cercano disperatamente Banks, e lui? Si rialza, sente il complimento di un compagno e, come se nulla fosse, riprende il centro della porta e rimette i piedi sul suo filo, ora è conscio che di lì non scenderà più.  

Nemmeno l’incidente d’auto del ‘72 che comprometterà il suo occhio destro sarà in grado di scalfirlo, perché in quel lontano 7 Giugno del ‘70 lui è diventato immortale, si è consegnato alla storia del calcio, è diventato per tutti noi “Banks che batté Pelé”.

di Devis Antinozzi

Rinat Dasaev: quando l’URSS metteva paura

Se prendessimo un giovane appassionato di calcio e gli chiedessimo cosa ci sa dire di un tale “Dasaev”, probabilmente sgranerebbe gli occhi e si soffermerebbe a pensare, come se, alla pari di quel “Carneade …chi era costui” pronunciato da Don Abbondio nei Promessi Sposi, questo nome ricordasse di averlo sentito in qualche filmato d’epoca ma senza riuscire ad associarlo ad un momento preciso.

Probabilmente non gli saremmo d’aiuto nemmeno aggiungendogli il suo soprannome: “La cortina di ferro”, anzi forse gli creeremmo solo ulteriore confusione, poiché tale locazione veniva usata al termine della seconda guerra mondiale, per indicare quella linea di demarcazione che divideva l’Europa orientale, sotto la gestione politica dell’Unione Sovietica, da quella occidentale, nelle mani degli Stati Uniti, per gli amanti di storia potremmo dire in piena “guerra fredda”.

In realtà Dasaev nasceva un po’ dopo, il 13 Giugno del 1957, ma l’accostamento con la “cortina di ferro” si sposava alla perfezione con lui, dal momento che rappresentò simbolicamente quella linea di confine sovietica, vero baluardo di una “super potenza” come l’U.R.S.S., una nazione chiamata, insieme agli US.A., a primeggiare a livello mondiale, non facendo dormire sogni tranquilli all’umanità.

Di origine tartara e di fede mussulmana, che nascose al governo sovietico, Dasaev mosse i suoi primi calci ad Astrachan, sua città natale situata sul Mar Caspio. A dire il vero iniziò come centrocampista e la sua speranza era quella di poter divenire attaccante ma poi, come spesso accade in questi casi, per l’assenza del portiere nella squadra, gli venne chiesto di mettersi in porta, e da lì non ne uscì più.

Il nuovo ruolo si mostrò ben presto disegnato alla perfezione su di lui; dotato infatti di un fisico alto e magro che gli consentiva, unito alla grande agilità ed all’eccellente senso della posizione, di coprire benissimo la porta. Ben presto si fece notare dal calcio professionistico approdando nel 1977 allo Spartak Mosca, la squadra del Partito Comunista, la cui porta difese fino al 1988.

Fin da subito evidenziò di essere un portiere dotato di un talento superiore alla media, tanto da mantenere nel suo primo anno a Mosca la porta inviolata per 502 minuti, concludendo la stagione con la conquista del titolo.

Gli anni successivi, caratterizzati dal dualismo tra lo Spartak e la Dinamo Kiev del generale Lobanovsky, confermarono anche la sua continua crescita ed affermazione, tanto da portarlo, nel mondiale in Spagna del 1982, ad essere portiere titolare della nazionale sovietica, la quale sfiorò l’approdo in semifinale, superata solo per differenza reti dalla Polonia. Dasaev oltre a risultarne spesso il migliore in campo, riuscì anche a mantenerne la porta inviolata nelle gare del “raggruppamento uno”, dove l’U.R.S.S. era approdata qualificandosi nel proprio girone come seconda, dietro al Brasile.   

Nel 1984 diviene anche capitano della nazionale, iniziando a costruire il mito della “cortina di ferro”; diviene giocatore popolare e riconosciuto a livello mondiale, tanto da ottenere, un anno più tardi, dal governo sovietico capeggiato da Gorbaciov, autorizzazione a recarsi negli Stati Uniti, più precisamente a Pasadena (che più tardi, nel 1994, sarà sede della finale Mondiale tra Brasile ed Italia) per giocare in una partita amichevole tra “America” e “Resto del Mondo”, evento promosso dall’UNICEF.

Nel mondiale del Messico, nel 1986, è sempre lui il portiere titolare; questa volta l’U.R.S.S. non va oltre il quarto di finale, eliminata dal Belgio, lasciando però trasparire come si tratti di una squadra costruita da giovani calciatori interessanti, ed in continua crescita.

Non sorprende dunque che all’europeo del 1988 l’U.R.S.S. si presenti con le carte in regola per puntare al titolo; Dasaev ne è protagonista da subito, ed in particolare nella semifinale dove elimina l’Italia di Azzeglio Vicini, memorabile un suo intervento prodigioso su Giuseppe Giannini.

La finale si giocò all’Olympiastadion di Monaco di Baviera; da qui il ricordo di Dasaev è più nitido anche agli occhi dei più giovani appassionati di calcio, poiché fu attore non protagonista nel meraviglioso gol di Marco Van Basten, considerato uno dei più belli nella storia del calcio.

La sconfitta per 2 a 0 contro l’Olanda segnò anche l’inizio della fine per Dasaev, giocatore bello ma incompiuto, uno dei migliori al mondo, ma schiacciato dal peso della responsabilità di una Nazione, oltre allo scomodo accostamento ad un mostro sacro quale fu Jaschin.

Dopo quella finale, sfruttando un “lascia passare” concessogli dalla Perestrojka, si trasferì a giocare in Spagna, nel Siviglia; doveva essere la “grande” occasione per iniziare a guadagnare di più, invece così non fu. 

Si narra che i 2 miliardi di lire versati dal Siviglia per il suo acquisto finirono nelle casse del governo sovietico e lui fu costretto a giocare per una cifra di 900 € al mese, tale da non consentirgli di poter mantenere nel Paese Andaluso la moglie e la figlia, le quali furono costrette a rientrare in Patria.

Proprio la lontananza dalla famiglia lo gettò nella depressione, iniziarono cosi partite non all’altezza della sua fama, che finirono per fargli perdere il posto da titolare; la dipendenza dall’alcol fece il resto, causandogli un primo grave incidente d’auto, con la frattura di una mano. Nel 1991, a soli 34 anni, decise di ritirarsi.                                                    Successivamente al ritorno in Russia, un nuovo grave incidente d’auto, causato sempre dalla sua dipendenza; questa volta però gli procurò il ricovero in rianimazione ed una lenta ripresa. Disoccupato optò per un ritorno in Spagna, non più nel mondo del calcio bensì nel campo dell’abbigliamento sportivo; l’esperienza terminò però con un fallimento e Dasaev iniziò una vita di povertà, vagabondando, rimanendo volutamente lontano dai riflettori. La cosa forse che più desiderava per alleggerirsi dal peso dell’insuccesso.

Rintracciato dalla Pravda, decise di tornare in Russia, grazie all’aiuto di un amico che lo aiutò ad uscire dalla dipendenza e dalla depressione, ritrovando nel calcio nuovi stimoli.

Preparatore dei portieri prima (tra questi allenatore di Igor Akinfeev), fondatore poi di una scuola di calcio a Mosca, infine, membro del comitato di organizzazione del mondiale in Russia del 2018.

Sicuramente la sua vittoria più importante l’ha ottenuta sconfiggendo la dipendenza, concedendosi cosi una seconda vita, non più da “cortina di ferro” sovietica ma da uomo semplice. Una piccola rivincita calcistica invece gliela possiamo concedere noi, osservando per una volta quella finale del campionato europeo dell’88 senza soffermarci sul gol di Van Basten, più che celebrato, bensì sulla sua parata nel primo tempo sulla punizione di Gullit.

La palla calciata dal “tulipano nero” sorvolò la barriera, viaggiando veloce verso l’incrocio dei pali, ma in quell’istante Dasaev sfoderò il meglio del suo repertorio. Spiccò in volo alla sua sinistra, inarcando la schiena in una posa plastica, decidendo di intercettare la palla con la mano più lontana rispetto al pallone durante la fase di volo, la cosiddetta “mano di richiamo”. Un gesto innaturale ma efficace e stilisticamente “perfetto”, unico nel suo genere, il marchio di fabbrica di un portiere straordinario, la firma più bella di Rinat Dasaev, regalata ai fotografi e soprattutto al ricordo degli appassionati del genere. Allo stesso modo di quella sua maglia blu, riportante la scritta C.C.C.P., consegnata alla storia del calcio e dell’umanità, in memoria di quell’Unione Sovietica che seppe tenere con il fiato sospeso l’Europa ed il Mondo.

di Devis Antinozzi

Rimini: quando Ricchiuti fermò la Juve

Adrian Ricchiuti è uno dei calciatori che hanno legato il proprio nome al club riminese, lasciando un ricordo indelebile nei tifosi. Pur avendo militato in altre 13 squadre italiane, Rimini ha rappresentato per lui una seconda casa; decidendo di farne ritorno nel finale di carriera. Ha raggiunto così alcuni importanti record in maglia a scacchi ,entrando nella storia del club.

I suoi inizi di carriera 

Arrivato in Italia giovanissimo, proveniente da Lanus (Argentina), ha iniziato a giocare nelle giovanili della Ternana; debuttando con la squadra umbra in Serie C2 nel 1994 e rimanendoci fino al’96. Da qui in poi un lungo pellegrinare in diverse squadre di Serie B e C1; qualità e senso del goal, ma anche discontinuità nelle prestazioni, tale da non garantirgli di rimanere in una squadra per più di due anni. La chiave di svolta per Ricchiuti giunge nel 2002, quando riceve l’offerta del Rimini; la squadra biancorossa saprà maturarlo come calciatore.

L’arrivo al Rimini

Adrian Ricchiuti giunge al Rimini calcio nel Gennaio del 2002, con la squadra impegnata nel campionato di C2; i primi sei mesi lo vedono scendere in campo in modo non continuativo, senza mai trovare il goal. L’anno successivo, però, la squadra riminese decide di affidare la guida tecnica a Mister Acori; quest’ultimo intravede in Ricchiuti un attaccante con caratteristiche ideali per il suo stile di gioco, affidandogli così il peso dell’attacco. La stagione 2004-2005 è quella della consacrazione del Rimini, che si aggiudica il campionato di Serie C giungendo davanti al favorito Napoli; conquistando anche la Super Coppa di Serie C. 

Le stagioni di Ricchiuti e del Rimini in Serie B

Nel primo anno di Serie B, Adrian Ricchiuti riceve anche la fascia di capitano della squadra riminese; è l’uomo di riferimento per Mister Acori, il leader che deve trascinare la squadra alla salvezza. Il Rimini, nonostante l’inesperienza nel campionato cadetto, ottiene la salvezza, con 2 punti di vantaggio su Albinoleffe ed Avellino, costrette ai play-out. Il campionato successivo è a dir poco esaltante; in attacco, ad affiancare Ricchiuti, si è aggiunto Jeda e tra i due, fin da subito, si crea un’ottima intesa. Al termine della stagione sono ben 13 le reti segnate da Jeda, spesso propiziate da giocate di Ricchiuti; a trarne vantaggio il Rimini di Acori che raggiunge uno storico quinto posto, con 67 punti. 

L’anno del sogno svanito e quello della retrocessione

La stagione 2007-2008 può essere definita quella del grande rimpianto; il Rimini è una squadra collaudata, insieme al proprio capitano gioca un grande calcio, soprattutto tra le mura amiche, sognando la promozione in serie A. Al termine del campionato, vinto dal Chievoverona, il Rimini per soli due punti di differenza dal Pisa non riesce a centrare i play-off; una grandissima delusione per Ricchiuti e tutto l’ambiente, che avevano creduto fino all’ultimo nella possibile impresa.

Il campionato successivo inizia con una novità: sulla panchina del Rimini non siede più Mister Acori, sostituito da Elvio Selighini. La squadra gioca un ottimo girone di andata, ma nel mercato di Gennaio le partenze di Vantaggiato e Lunardini indeboliscono la squadra; iniziano a venire meno i risultati e la classifica si fa preoccupante. Selighini viene sostituto da Guido Carboni, la stagione è però compromessa; il solo Ricchiuti questa volta non basta per raddrizzarla ed il Rimini retrocede in Lega Pro. L’attaccante argentino comprende di essere giunto alla fine di un ciclo e decide di trasferirsi a Catania. 

Il ritorno a Rimini di Ricchiuti: un debito da saldare

Il Rimini calcio è stata la squadra che ha creduto in Ricchiuti, mettendolo al centro del progetto e dandogli la fascia di capitano; simbolo indiscusso non solo di un club, ma di un’intera città. Anni magnifici, ricchi di goal e soddisfazioni ma anche di una triste retrocessione. Quest’ultima una ferita aperta nella sua carriera, soprattutto per aver lasciato la squadra nel momento della difficoltà.

Nel 2014 però l’occasione per sdebitarsi; “El Chico” firma un contratto annuale per giocare in Serie D con il Rimini. E’ una stagione da ricordare, con sette goal siglati e risultando spesso determinante per la vittoria finale. Ottiene, inoltre, il record di calciatore con il maggior numero di presenze e goal segnati con la maglia riminese. Al termine del campionato il suo Rimini ottiene la promozione in Lega Pro; Ricchiuti ha saldato il suo debito con tifosi e città.

L’album dei ricordi: il goal di Ricchiuti alla “Vecchia Signora”

Il 2006-2007 è sicuramente uno dei campionati più interessanti di Serie B, vista la presenza tra le squadre partecipanti di JuventusGenoa e Napoli; oltre a queste anche BolognaLecceBari ed un Rimini al suo secondo anno tra i cadetti. Mister Acori scommette con la squadra che alla prima giornata di campionato affronteranno proprio la Juventus; un pò come si è soliti dire quando non ci si ritiene troppo fortunati. Detto fatto: il 9 Settembre del 2006 il Rimini ospita, allo stadio Romeo Neri, la squadra bianconera per la prima giornata di Serie B.

La Juve vanta giocatori del calibro di BuffonDel PieroCamoranesi, freschi campioni del mondo con la Nazionale; il risultato appare più che scontato, difficile credere che il Rimini possa fermare la corazzata bianconera. In campo però la squadra biancorossa cerca di tenere testa agli uomini di Deschamps; al quarto della ripresa però giunge il goal di Paro, a portare in vantaggio i bianconeri. Come se non bastasse il Rimini rimane anche in dieci, per l’espulsione di Cristiano

La Juve sta per portare a casa i suoi primi 3 punti, ma c’è ancora qualcuno che non si arrende; Ricchiuti tenta in tutti i modi, assieme a Matri, di mettere in difficoltà la difesa bianconera. Al minuto ’74 succede l’incredibile: lo Juventino Boumsong tocca palla al compagno Kovac, ma “El Chico” capisce tutto; piomba su quel pallone, lo cattura e si lancia verso la porta. Poco importa che ad attenderlo ci sia un portiere mondiale come Buffon, Ricchiuti ha le idee ben chiare su ciò che deve fare; con un diagonale destro lo trafigge. E’ il goal del pareggio finale, l’impresa del piccolo Rimini. Il ragazzo di Lanus mette così la sua firma su una pagina di storia, un Rimini cuore e coraggio che fermò la “Vecchia Signora“.

Articolo già Edito in metropolitanmagazine.it

Catania in difficoltà: Astorina chiede ottimismo

Gianluca Astorina (Presidente del Catania Calcio), intervistato da TMW, ha evidenziato come la situazione che stanno vivendo i club di Lega Pro sia delicata. La probabile sospensione dei campionati oltre il 3 Aprile, sarà un vero dramma economico per tutto il movimento calcistico, in particolare per la Serie C. Il neo Presidente ha ribadito, inoltre, che i problemi della Lega Pro non possono essere confrontati con quelli del campionato di Serie A e B; le risorse disponibili sono ben diverse.

Nel campionato di Lega Pro i guadagni sono limitati sia per quanto riguarda le sponsorizzazioni che per i diritti tv; questi ultimi praticamente inesistenti. A questi si aggiunga poi la sospensione del campionato, che ha fatto venire meno gli incassi delle partite. A detta di Astorina, sarà dunque necessario che il Governo accolga, in tempi stretti, la richiesta di “defiscalizzazione” per le società calcio; se ciò non dovesse avvenire, il rischio concreto sarà quello di vedere molti dei lavoratori di questo settore rimanere senza impiego.

I problemi economici del Catania Calcio

Le problematiche economiche che affliggono il Catania sono note da tempo; si è lavorato in questi ultimi mesi nel tentativo di risolverle, per quanto possibile, con l’obiettivo di garantire al club un futuro. Il piano di rientro ha subito però una drastica interruzione a causa dell’emergenza Coronavirus, facendo venire meno entrate economiche fondamentali per la società. Oltre ai mancati incassi dalle gare, si è aggiunta anche la chiusura del centro sportivo Torre del Grifo; quest’ultimo aveva garantito nel corso dei mesi precedenti liquidità nelle casse del club. L’azzeramento di queste entrate ha dunque impedito al Catania di poter pagare le ultime mensilità ai propri collaboratori.

Astorina, anche in virtù dell’ottimo rapporto con il Presidente Ghirelli, si è detto consapevole dell’eventuale rischio di una penalizzazione, che verrebbe comunque accettata dalla società. Fino ad oggi, molti dei problemi economici presenti, sono stati risolti grazie ad investimenti importanti da parte del socio di maggioranza; quest’ultimo però, come comunicato da Astorina, vive a sua volta un momento di difficoltà. Tutto ciò implica una ovvia revisione dei programmi. Il Presidente catanese è convinto che si riuscirà, nonostante tutto, ad uscire da questo delicato momento, garantendo un futuro al Catania Calcio; per tal motivo chiede ottimismo ai propri tifosi. 

Rate del mutuo sospese per Torre del Grifo

L’ICS (Istituto per il Credito Sportivo) ha sospeso il pagamento delle rate da Marzo a Settembre 2020; si tratta di una decisione necessaria, al fine di tutelare realtà imprenditoriali danneggiate dalla chiusura delle attività, a causa emergenza Coronavirus. L’Istituto ha anche confermato come la sospensione momentanea dei pagamenti non comporterà costi aggiuntivi per le società. A trarne beneficio sarà anche il Catania Calcio, relativamente al mutuo contratto per il Centro Sportivo Torre del Grifo.

Il Catania potrà dunque, in questo momento critico, utilizzare i suoi proventi per sanare la situazione debitoria nei confronti dei propri tesserati. Tale operazione non consentirebbe di evitare una quasi certa penalizzazione in classifica (-2 punti), visto il superamento dei termini ultimi per regolarizzare la propria posizione; scongiurerebbe però eventuali future azioni legali intraprese dai dipendenti del club, a tutela dei loro diritti. 

Stipendi in sospeso, la posizione di Mister Lucarelli

Cristiano Lucarelli è intervenuto in settimana sull’attuale sospensione del campionato di Lega Pro, definendola una scelta obbligata, poiché la salute viene prima di tutto. Si è detto inoltre favorevole a riprendere e concludere questa stagione calcistica, con un eventuale prolungamento estivo; si eviterebbero cosi eventuali ricorsi da parte dei club nella prossima stagione. Il Mister ha poi evidenziato che in realtà sportive come quella del Catania, ci sono circa 200 famiglie che mangiano attraverso il calcio; di conseguenza, affinché tutto possa funzionare, è necessario però che gli stipendi vengano regolarmente versati.

La Lega Pro, secondo Lucarelli, è per certi aspetti molto vicina al dilettantismo; molti calciatori, infatti, ricevono uno stipendio di circa 1.500 euro al mese. E’ evidente dunque come l’assenza di questo, rappresenti un grosso problema per calciatori e famiglie. L’allenatore del Catania auspica quindi una rapida soluzione al ritardo nel versamento degli stipendi; come già evidenziato in precedenza, il bene dei suoi ragazzi e dei collaboratori deve venire prima di qualsiasi altra cosa.

Articolo già edito in metropolitanmagazine.it

Novara Calcio: addio a Walter Stipari

Il 23 Marzo 2020 se n’è andato Walter Stipari, ex Presidente del Novara Calcio e non solo. E’ stato Presidente della Pro Novara, società di ginnastica artistica, sua grande passione; uno sport che egli stesso praticò in età giovanile. Oltre a ciò ha ricoperto anche il ruolo di consigliere della squadra di hockey di Novara. Il suo impegno maggiore però lo ha destinato al Novara Calcio dove è stato Presidente ma anche consigliere ed Amministratore delegato. 

La Presidenza Stipari dal 1988 al 1992

L’avventura di Walter Stipari nel Novara Calcio iniziò già prima del 1988, quando ricoprì il ruolo di consigliere sotto la presidenza di Nicolazzi; la quale ottenne la sua miglior stagione nel campionato ’86-’87, con un terzo posto nella classifica di Serie C2, sfiorando la promozione. La stagione ’88-’89 vide per la prima volta Stipari nel ruolo di Presidente all’interno della nuova dirigenza, passata nelle mani del costruttore Gianfranco Montipò. La guida tecnica della squadra venne affidata ad Adriano Fedele; il quale ottenne ottimi risultati, raggiungendo il quarto posto nella classifica finale e sfiorando, per soli 5 punti, la promozione in Serie C1.

La stagione più difficile della sua Presidenza

L’anno calcistico ’89-’90 iniziò con le migliori aspettative per il Novara, forte dei risultati raggiunti nel campionato precedente; purtroppo ben presto però le cose si dimostrarono andare in tutt’altra direzione rispetto a quella sperata. I continui risultati scadenti spinsero Stipari e Montipò a sostituire Mister Fedele con Loris Fuggirai; si trattò di una sostituzione momentanea, poiché la squadra venne poi affidata ad Angelo Domenghini.

La Dirigenza si affidò ad un uomo di grande esperienza calcistica (vice campione del mondo a Messico ’70); al fine di rassicurare una squadra in evidente difficoltà. Nella rosa figuravano giocatori molto giovani; si ricordi in tal caso il diciannovenne Marco Negri(attaccante che si metterà poi in evidenza con le maglie di Perugia e Glasgow Rangers). Purtroppo Domenghini non riuscì nell’impresa, tant’è che venne richiamato in panchina Fuggirai; il Novara finì allo spareggio con il Pontedera, perdendolo e retrocedendo.

Il rilancio del Novara 

La stagione ’90-’91 vide da subito una piacevole sorpresa per Montipò e Stipari; il Novara anziché approdare nel campionato interregionale, venne ripescato in Serie C2. La motivazione dipese dalle mancate iscrizioni di Pro Vercelli e la Palma, oltre al fallimento del Frosinone. Alla guida tecnica venne scelto Enrico Nicolini, alla sua prima vera esperienza da allenatore; inoltre la squadra venne rinforzata con l’inserimento a centrocampo di Piraccini. La squadra raggiunse un sesto posto in classifica, replicando l’anno successivo con un dodicesimo posto in Serie C2. Fu questa l’ultima stagione di Stipari nel ruolo di Presidente del Novara Calcio; consegnò il proprio ruolo a Luigi Aschei.

Le stagioni da Amministratore delegato con la promozione in C1

Due stagioni (’92-’93 e ’93-’94) con Luigi Delneri allenatore; una successiva con Franco Colomba (’94-’95) nella quale il Novara consolidò la propria posizione in Serie C2, preparando l’ambiente al salto di categoria. All’inizio della stagione ’95-’96, il direttivo del Novara vide Giampiero Armani nel ruolo di Presidente e Walter Stipari come Amministratore delegato. La squadra allestita si dimostrò essere competitiva per la categoria, con l’inserimento di giocatori d’esperienza e l’aggiunta in attacco di un giovanissimo Simone Inzaghi.

La prima parte di stagione però si dimostrò essere al di sotto delle aspettative, obbligando Stipari a sostituire Mister Paolo Ferraro con Pierluigi Frosio. La decisione dell’ a.d. si dimostrò vincente; il Novara, infatti, con un girone di ritorno entusiasmante ottenne la vittoria del campionato e la promozione in C1. Fu questo il successo più importante di Walter Stipari con il Novara Calcio.

L’ultima stagione di Stipari con il Novara

Il campionato ’96-’97 vide il Novara impegnato in Serie C1, con l’obiettivo di mantenere la categoria; la Presidenza passò il 30 Settembre del ’96 da Montipò a Manzetti e la squadra fu rinnovata nell’organico. Inoltre, al posto di Mister Frosio di ritorno a Modena, venne chiamato Giancarlo Danova. Le difficoltà derivanti dalla nuova categoria emersero però fin da subito; la squadra si trovò coinvolta nella bassa classifica, il 3 Dicembre Stipari e Manzetti decisero di sollevare Danova dall’incarico, sostituendolo con Roberto Antonelli

Purtroppo la stagione era ormai compromessa, il Novara penultimo in classifica retrocesse in C2. In questa stessa stagione si chiuse anche l’esperienza di Stipari nella dirigenza del Novara. L’ uscita di Montipò, al quale era legato da una profonda amicizia, con la retrocessione della squadra, lo portarono a maturare la decisone di abbandonare l’incarico pur rimanendo legatissimo all’ambiente.

Articolo già edito in metropolitanmagazine.it

Catania e stipendi non pagati: ecco cosa rischia

Il Catania, con termine ultimo lunedì 16 Marzo, era atteso al versamento di 250.000 euro, relativo agi emolumenti del quarto bimestre per i propri tesserati. Tale pagamento però non è stato effettuato, esponendo così il club etneo al rischio penalizzazione: un possibile -2 in classifica.

La giustificazione del Catania

La dirigenza catanese, dopo il mancato pagamento degli stipendi relativi al quarto bimestre ai propri tesserati, ha fatto pervenire una lettera di giustificazione a FIGCLega Pro eCOVISOC. Lo scopo è scongiurare una eventuale penalizzazione in classica, prevista in tali circostanze. Il neopresidente Astorina, appellandosi al codice civile, ha fatto riferimento all’impossibilità sopravvenuta della prestazione. Di conseguenza, in piena emergenza“Coronavirus”, con la sospensione del campionato ed mancati ricavi dei botteghini e sponsorizzazioni non hanno consentito il pagamento dei tesserati. La società è ora in attesa di una risposta dalla Lega Pro per attivarsi, in caso di deferimento, legalmente al fine di scongiurare la penalità.

La posizione del presidente della Lega Pro Ghirelli

Il presidente Ghirelli è intervenuto nel corso della settimana riguardo l’ipotesi di ripresa del campionato in Maggio, Coronavirus permettendo; il numero uno della Lega pro ha manifestato la volontà di arrivare alla conclusione della stagione; disputando playoff e playout, con possibilità di sforare al 10 Luglio. Ha anche voluto precisare come in questo momento di difficoltà sia necessario concentrarsi su risorse e ricavi, per non mandare in crisi il sistema calcio. 

Quasi tutti i club di Serie C hanno pagato gli emolumenti ai propri tesserati; la stessa Lega Pro si è sforzata di anticipare risorse ai club. E’ evidente dunque come non sussista attualmente la possibilità che la richiesta del Catania possa essere accettata. Presumibile pertanto che il Catania sia chiamato a giocare una partita anche contro la Lega Pro, ma nelle aule di Tribunale. Va detto però che, attualmente, un eventuale penalizzazione di due punti non modificherebbe la classifica del Catania; rimarrebbe un +2 da difendere sul Catanzaro inseguitore.

Sciacalli anche nel calcio

Ghirelli ha definito “sciacalli” coloro che, in questo momento di difficoltà, chiamano i club dicendo di avere una soluzione per evitare di pagare i calciatori. Una posizione dura, quella del presidente della Lega pro, nei confronti di coloro che tentano di giustificare le proprie mancanze nascondendosi dietro alla scusante “Coronavirus”. Seppur indirettamente, appare evidente come questa affermazione rappresenti già una prima risposta alla giustifica del Catania; oltre alle altre tre società, sulle 60 partecipanti al campionato di Serie C, che non hanno rispettato i pagamenti.

Secondo Ghirelli il momento che si sta vivendo è estremamente difficile; ma la risposta alla crisi non può essere quella di venire meno alle proprie responsabilità. E’ necessario sedersi presto ad un tavolo di trattativa con l’AIC ( Associazione Italiana Calciatori);attraverso un sacrificio comune, infatti, di potrà trovare soluzioni all’attuale rischio economico delle società calcistiche durante questa sospensione.

Articolo già edito in metropolitanmagazine.it

La Robur Siena di Chiesa: orgoglio della città

Diciassette anni fa iniziava l’avventura della Robur Siena in Serie A, trascinata dal bomber Enrico Chiesa.

Il calcio a Siena vanta una storia più che centenaria; un club fondato nel 1904 dalla fusione di due società sportive: Mens Sana In Corpore Sano e Società Studio e Divertimento. Nel 1908 vieni istituita invece la società sportiva Robur; definizione che ha accompagnato negli anni il calcio senese nonostante, nel 1933-’34, sia stato poi mutata in A.C. Siena. Il recente fallimento del 2014 ha riportato ufficialmente la denominazione di Robur Siena; una società nuova che ha dovuto ricominciare la sua storia dalle categorie dilettantistiche. In realtà la Robur Siena vanta numerose partecipazioni a campionati inferiori nel corso della sua lunga storia; va però ricordato anche un passato recente caratterizzato dalla militanza in Serie A, i suoi anni migliori.

L’inizio del ciclo durato un decennio

La fase più prestigiosa del calcio senese ha inizio negli anni 2000, più precisamente nella stagione 2001-2002, con la presidenza dell’imprenditore Paolo De Luca. Il neo presidente ha l’ambizione di portare in alto il club toscano; proprio per questo motivo l’avvio incerto della squadra nel campionato cadetto, porta all’esonero di Mister Papadopulo. A distanza di poco però, risultati non incoraggianti spingono al suo ritorno in panchina, ottenendo la salvezza in Serie B. L’anno successivo, grazie alla presenza di TaglialatelaTaddei e Tiribocchi, il Siena vince il campionato e viene promosso in A.

Primo Storico campionato in A della Robur Siena: l’arrivo di Enrico Chiesa

Per affrontare la Serie A, il Presidente De Luca, decide di integrare, all’ottima squadra Robur di Serie B, un tocco d’esperienza e fantasia; l’uomo giusto è Enrico Chiesa. L’attaccante genovese è reduce da un anno trascorso nella Lazio, dove però ha trovato poco spazio. Arrivato con i biancocelesti da svincolato, reduce da qualche infortunio, al termine della stagione conta solo 12 presenze e due goal. Un bottino piuttosto limitato per un attaccante del suo livello. Quando arriva nell’estate del 2003 l’offerta del Siena, non può che accettarla; voglia di rimettersi in gioco e di tornare protagonista, lo convincono che quello toscano fosse l’ambiente giusto per lui. 

Siena nel cuore

Cinque fantastiche stagioni indossando la maglia n° 10 del Siena; portando su di sé la responsabilità non solo di una squadra, ma di un’ intera città. Chiesa ha saputo vincere la sua sfida, dimostrando, ai più scettici, di essere ancora in grado di fare la differenza. L’avventura di Chiesa al Siena può essere riassunta con questi numeri: 134 presenze e 33 goal segnati, molti di questi spesso decisivi; giusto ricordare inoltre che la Robur Siena con lui non è mai retrocessa. Un feeling incredibile con ambiente e città, tanto da durare anche a distanza di molti anni da quel fantastico periodo. Una tifoseria che ha saputo ammirare il Chiesa professionista, giocatore che, seppur a fine carriera, non si è mai risparmiato.

Il ricordo: la storica vittoria sul Milan

Sono tantissime le vittorie del Siena con Enrico Chiesa protagonista da ricordare; tra queste una merita una nota particolare: la vittoria conseguita sul Milan il 17 Aprile del 2005. E’ un Milan targato Carlo Ancelotti, che a breve avrebbe giocato la finale di Champions League con il Liverpool

Di campioni ce ne sono fin troppi, quel giorno in campo contro la Robur: Kakà e Gattuso a centrocampo, Shevchenko e Crespo in attacco; mentre la Robur, con in panchina Mister De Canio, si affida in attacco ad Enrico Chiesa. L’attaccante genovese regge da solo il peso offensivo del Siena, solo uno strepitoso Dida riesce a negargli il goal nella prima frazione di gioco. Nella ripresa i rossoneri passano in vantaggio con Crespo ma Chiesa non demorde, è il primo dei suoi a credere nell’impresa quel giorno; si da un gran da fare, pressa ogni portatore di palla del Milan, inesauribile.

Poi arriva il suo goal, fatto di caparbietà e generosità; in quell’azione colpisce inizialmente il palo, riprende però la palla che indirizza, con tutte le sue forze, alle spalle di Dida. Neppure il disperato tentativo di Rui Costa, sulla riga di porta, riesce ad impedirgli di esultare. Quando esce dal campo, lo stadio gli dedica una standing ovation; al suo posto entra Cozza, il quale completerà l’opera siglando il goal vittoria e rendendo storica quella giornata. 

Per i tifosi della Robur questo è sicuramente uno dei ricordi più belli di Enrico Chiesa uomo e campione, capace di regalare cinque fantastiche stagioni.

Articolo già Edito in metropolitanmagazine.it

La Reggiana di Marchioro: il sogno diventato realtà

Il 13 Marzo ha compiuto 84 anni Giuseppe Marchioro; l’allenatore che ha legato il suo nome alla Reggiana, accompagnandola dalla Serie C ad una storica salvezza in A.

La Carriera di Marchioro

Giuseppe Marchioro, storico allenatore della Reggiana, inizia la sua carriera nel 1968, come vice di Nils Liedholm e di Gigi Radice sulla panchina del Monza. Esperienza fondamentale nella sua formazione. Nel 1970 è primo allenatore del Verbania in Serie C; due anni più tardi è alla guida dell’ Alessandria, con la quale si aggiudica la prima Coppa Italia per semiprofessionisti. Nel ’74-’75 è alla guida del Como in Serie B, dove ottiene la promozione in A. L’anno successivo guida il Cesena nella massima divisione, portandolo al piazzamento Uefa

Successi che non passano inosservati, tanto da consentirgli di sedersi, nella stagione ’76-’77, sulla panchina del Milan. Purtroppo l’esperienza con i rossoneri si conclude con un’esonero; il Mister milanese deve dunque ricostruire la propria carriera. Gli anni successivi lo vedono sulla panchina di Cesena, Como, AvellinoPratoBarletta (squadra con la quale ottiene la promozione in Serie B) e Foggia; fino ad ottenere, nella stagione ’88-’89, la guida tecnica della Reggiana. Un’esperienza lunga e ricca di soddisfazioni, senza dubbio la più importante da allenatore.

Marchioro e la Reggiana: amore a prima vista

Nel 1988 la Reggiana, che milita in Serie C, nutre l’ambizione di approdare nel campionato cadetto; pertanto decide di affidarsi ad un allenatore esperto della categoria, come Pippo Marchioro, che ha già ottenuto delle promozioni nella sua carriera. Tra la Reggiana ed il Mister è subito amore; un feeling naturale con società e tifosi che lo porterà ad ottenere traguardi sorprendenti. 

Le sei indimenticabili stagioni alla guida della Reggiana

Nella sua prima stagione sulla panchina degli emiliani nell’anno ’88-’89, Marchioro firma subito un successo ottenendo la promozione in Serie B. Dopo un inizio di stagione stentato, la squadra inizia a metabolizzare la sua idea di calcio; il girone di ritorno è dunque una straordinaria cavalcata; grazie ad una difesa solida la squadra riesce a mantenere l’imbattibilità per oltre quattro mesi. Nell’ultima partita casalinga contro il Prato, ottiene la vittoria che regala alla Reggiana la conquista del campionato e la promozione in Serie B.

L’anno sucessivo la Reggiana si regala un settimo posto nel campionato cadetto, giocando da protagonista. E’ l’anno della consacrazione dell’attaccante Andrea Silenzi, che raggiungerà a fine stagione le 23 reti; entrando nei desideri del Napoli, che lo acquisterà per 6 miliardi di lire. Le due stagioni, dal 1990 al ’92, vedono la Reggiana di MisterMarchioro consolidare il proprio ruolo di protagonista in Serie B. Sono anni nei quali la squadra mostra di avere le carte in regola per poter ambire ad una promozione; il gioco è convincente, ma la discontinuità dei risultati impedisce alla squadra emiliana di raggiungere l’alta classifica. 

In questi anni a mettersi in luce è un altro attaccante importante: Fabrizio Ravanelli; Mister Marchioro lo fa crescere, facendolo notare alla Juventus, la quale lo acquisterà nell’estate del ’92. Il campionato successivo vede una Reggiana ormai matura; Marchioro conosce alla perfezione i propri uomini, il suo è un gruppo consolidato, forte mentalmente e capace di rendersi protagonista fin da subito. La difesa rimane il punto forte del suo gioco; a questa contribuisce anche Luca Bucci, portiere promettente che l’anno successivo vestirà la maglia del Parma in serie A. La Reggiana di Pippo Marchioro si aggiudica il suo primo campionato di serie B, ottenendo così la promozione nella massima serie. 

La stagione in A racchiusa in quel “primo Maggio 1994”

La stagione in serie A non è certo semplice e Marchioro lo sa bene; una categoria impegnativa, oltre a ciò la difficoltà di plasmare una squadra rinnovata nell’organico. Arrivano giocatori nuovi: il portiere Taffarel, l’attaccante Padovano ed il fantasista Futre. La squadra lotta nella bassa classifica, rimanendo però sempre aggrappata al treno salvezza fino al termine della stagione. Nell’ultima giornata di campionato, Marchioro e i suoi si contendono la permanenza in serie A con il Piacenza; quest’ultimo non va oltre il pareggio con il Parma, mentre la Regia va in scena a San Siro contro il Milan. Una sfida “impossibile”, nella quale è obbligata a vincere. 

In quel primo Maggio del ’94, la Reggiana in campo al Meazza è semplicemente commovente; lotta con tutte le sue forze per rimanere aggrappata al sogno salvezza. E’ l’esatta immagine del proprio allenatore, un uomo che non si è mai arreso alle difficoltà; capace di trasmettere ai propri ragazzi l’insegnamento più importante: andare oltre i propri limiti e credere ai sogni. La fotografia della partita può essere racchiusa nello splendido goal di Esposito, nella straordinaria parata di Taffarel e nella forza di una squadra capace di resistere con il cuore all’assalto finale del Milan. Sono ben 11.000 i tifosi emiliani in festa a San Siro.

L’impresa targata Pippo Marchioro, capace di guidare una squadra dalla Serie C fino alla scala del calcio, ottenendo una storica salvezza in Serie A. Ciò che verrà dopo sarà invece avaro di soddisfazioni per il Mister; la rottura con il Presidente Dal Cin, l’esonero e qualche altra esperienza meno fortunata con GenoaVenezia, Cesena e Triestina; fino al ritiro al termine della stagione ’97. 

Spesso si dice che non contano solo le vittorie, ma la capacità di entrare nel cuore della gente; Pippo Marchioro è riuscito a realizzare entrambe, legando il suo nome alla storia della Regia. La Reggiana di oggi può stare certa di avere in lui un tifoso in più.

Articolo già Edito in metropolitanmagazine.it

Catania: il ricordo di Angelo Massimino, il “presidentissimo”

Nel 24esimo anniversario della sua scomparsa ricordiamo Angelo Massimino, indimenticato presidente del Catania Calcio. Mentre il calcio italiano vive uno dei momenti più difficili, con la sospensione di tutti i campionati, la memoria va al ricordo di Angelo Massimino; presidente simbolo del Catania. Un personaggio entrato di diritto nel cuore dei tifosi catanesi, simbolo indiscusso non solo di una squadra ma anche di un’intera città.

Nato a Catania nel 1927, si trasferì all’età di 22 anni in Sud America, con l’obiettivo di realizzarsi. Scelse l’Argentina, dove iniziò a lavorare come muratore. Un lavoro duro e di sacrificio in grado di scalfire il suo carattere, consentendogli di accumulare denari, utili a mettere le basi per il suo progetto di vita .

Il ritorno a Catania

Nel 1951 decise di fare ritorno nella sua terra, divenendo imprenditore nell’ambito ediizio; l’attività che gli concesse il primo avvicinamento al calcio, quello sport che lo aveva appassionato fin da bambino, quando sognava di diventare calciatore. Acquisì la proprietà nel 1959 della squadra dilettantistica SCAT, militante in prima divisione, ribattezzata poi ASC Massiminiana SCAT.

Nel ’64 lasciò la presidenza al fratello, con l’ambizione di raggiungere un ruolo dirigenziale nella squadra del suo cuore; qualche anno dopo ci riuscì, divenendone membro del consiglio direttivo e a pochi mesi di distanza, Presidente. Una lunga storia di presidenza, fatta di momenti positivi (come la promozione in A nel suo primo anno dirigenziale), ma anche di periodi difficili. Due campionati di Serie B al di sotto delle aspettative che lo condussero alle dimissioni nel 1973.

Un anno più tardi venne richiamato alla presidenza di un Catania in difficoltà; retrocesso in C, che riuscì a condurre fino al momento più alto della sua presidenza con la promozione in A nella stagione 82-83. Fecero seguito ulteriori stagioni caratterizzata da alti e bassi fino alle dimissioni nel 1987.

Massimino e il suo ultimo gesto d’amore per Catania: il salvataggio dal fallimento

Le cinque stagioni senza Massimino presidente, furono avare di soddisfazioni e contraddistinte da enormi problemi societari, portando il club catanese ad un passo dal fallimento. In uno dei momenti più bassi della sua storia, il Catania si vide ancora salvato dall’ “amico di sempre”, quell’Angelo Massimino, indimenticato Presidente, in grado di acquisire la maggioranza delle azioni e riuscendo a revocare la messa in liquidazione della società. 

Ottavo nel campionato 92-93, il Catania vide svanire lo sforzo fatto, con una retrocessione in eccellenza, causa un pagamento in ritardo di una fideiussione; nonostante ciò Massimino riuscì ad ottenere in due anni il ritorno in C2: ultimo regalo a città e tifosi prima del tragico incidente nel 1996, che mise fine alla sua vita.

Il ricordo

Un grandissimo tifoso del Catania, si potrebbe definire così Angelo Massimino; un uomo contraddistinto da una passione talmente forte per la sua squadra del cuore e la sua terra, tali da spingerlo spesso ad andare oltre le proprie possibilità. Forte nelle sue posizioni anche laddove queste erano in disaccordo con la tifoseria; a quest’ultima accomunato da un affetto profondo per i colori catanesi. Oggi lo immaginiamo osservare il Catania di Lucarelli e i suoi ragazzi; con la convinzione che il momento di difficoltà sia ormai alle spalle e che presto possa tornare in alto; infondo per lui è sempre stato così.

Articolo già edito in metropolitanmagazine.it

Catania: a Bisceglie per continuare a sognare

Domenica scorsa il Catania ha strappato la seconda vittoria consecutiva, superando nel finale la Vibonese grazie al goal di Mazzarani. Ora ad attenderlo ci sarà l’insidiosa trasferta di Bisceglie.

Una vittoria di carattere quella raggiunta dal Catania contro la Vibonese, nel momento più difficile della gara, quando stava prendendo il sopravvento la stanchezza. La voglia di ottenere il successo, davanti al proprio pubblico, ha spinto i siciliani in un forcing finale, coronato con il goal di Mazzarani. 

L’entusiasmo per i recenti risultati, oltre a trascinare la squadra, sembra aver risvegliato anche i tifosi; la dimostrazione si è avuta nei festeggiamenti finali, con la squadra applaudita a lungo sotto la curva. 

Catania: la forza è nel gruppo

Mister Lucarelli ha tenuto a sottolineare l’importanza del gruppo nella crescita del Catania; dove ogni singolo calciatore ha saputo mettersi a completa disposizione, l’esempio è Salandria, al quale il Mister ha voluto dedicare un ringraziamento “speciale”, per essersi prestato nel ruolo di terzino, interpretandolo nel migliore dei modi. 

Probabilmente le tante difficoltà avute nel corso della stagione, non ultime quelle societarie, hanno compattato il gruppo; facendone emergere il carattere. Una squadra che in questo momento appare in grado di potersela giocare con tutti, aspetto fondamentale in proiezione playoff.

Mazzarani: l’uomo del momento

Lucarelli lo ha definito un “patrimonio” del Catania, anche se spesso lo prenderebbe a schiaffi per 88 minuti. Questo è Mazzarani, un giocatore da odiare e amare allo stesso tempo. 

Entrato al minuto 71 della sfida con la Vibonese, ha mostrato di avere la rabbia di chi vuole essere utile alla causa. In quel momento la gara si stava indirizzando verso il pareggio, lui però ha saputo risvegliarla; spina nel fianco della difesa avversaria, ha creato scompiglio, riuscendo al minuto 88 a siglare il goal vittoria, facendo esplodere il Massimino.

L’ interminabile esultanza finale sotto la curva, per colui che si può definire non solo uomo partita, ma vero protagonista di un Catania rinato. Lucarelli sa di potersi affidare, da qui al termine della stagione, anche al suo talento, per condurre questo Catania al “sogno” playoff.

A Bisceglie servirà una prova di maturità

Tra due giornate il Catania affronterà il Bari; un banco di prova importante, per testare il livello raggiunto dalla squadra catanese, a confronto con una delle squadre protagoniste del girone C di LegaPro.

Di mezzo ci sarà però la sfida di domenica contro il Bisceglie, dalla quale il Mister toscano si aspetta di ottenere una vittoria. Sicuramente sarà una sfida insidiosa, molto più complicata rispetto a quanto si possa pensare leggendo la classifica. La squadra pugliese è terzultima, alla disperata ricerca di punti in chiave salvezza. 

Una squadra giovane che sta pagando l’inesperienza, ma di certo in grado, tra le mura amiche, di mettere in difficoltà anche squadre titolate; ne sa qualcosa la capolista Reggina, la quale ha strappato una vittoria sofferta in terra pugliese, grazie ad un rigore di Denis in pieno recupero.

Dovrà essere dunque un Catania attento a non concedere troppo al Bisceglie, cercando di comandare la gara fin da subito. Con molta probabilità Mister Lucarelli proporrà inizialmente il consueto modulo 4-2-3-1, per poi, a seconda della necessità, passare al 4-3-3. In fase offensiva si affiderà inizialmente a Di Molfetta. Indisponibili Rizzo e Mazzarani, fermati per squalifica dal Giudice Sportivo.

Fischio d’inizio previsto per domenica 8 marzo ore 15, stadio Ventura di Bisceglie. Arbitrerà il Sig. Di Cairano, coadiuvato dagli assistenti Caso e Festa.

Articolo già edito in metropolitanmagazine.it