
Nato a Barcellona il 19 ottobre del 1977, inizia a muovere i primi calci con la squadra dell’Espanyol dove diviene, in pochi anni, uno dei calciatori di maggior talento del settore giovanile. Tamudo mostra da subito di possedere un buon bagaglio tecnico, oltre ad una certa propensione per il goal, tanto da spingere gli allenatori che ne gestiscono la crescita ad utilizzarlo come attaccante, ruolo che lo accompagnerà per tutta la carriera.
Appena ventenne è già impiegato con continuità nella squadra “Espanyol B” e nella stagione 1996 – 1997 viene di fatto aggregato alla prima squadra, seppure non trovando continuità d’impiego. L’anno successivo la dirigenza catalana decide, al fine di completare il suo processo di maturazione, di far vivere a Tamudo due esperienze semestrali di prestito, dapprima con l’Alavés e poi con il Lleida, quest’ultimo impegnato nella seconda divisione spagnola.
Ad inizio stagione ’99-’00 Raúl Tamudo è ormai un calciatore pronto per l’Espanyol, tanto da essere voluto in rosa dal Mister argentino Miguel Angel Brindisi, il quale decide di puntare su di lui nel ruolo di attaccante. Purtroppo la prima parte di stagione è tutt’altro che esaltante; i “bianchi blu” di Barcellona entrano in una crisi di risultati che conduce all’esonero di Mister Brindisi alla ventesima giornata, sostituito in panchina da Francisco Flores. Al termine del campionato la squadra raggiunge il quattordicesimo posto in classifica, mantenendo cinque punti di vantaggio sulla zona retrocessione, ma conquistando però anche la finale di coppa del Re, dove si trova a fronteggiare l’Atletico Madrid.
La finale di Valencia del 27 Maggio del 2000 vede Tamudo grande protagonista nella vittoria dell’Espanyol, dove segna anche il goal del vantaggio dopo pochi minuti di gioco, anticipando di testa il portiere dei “colchoneros” Toni Jiménez. Oltre alla coppa del Re l’attaccante spagnolo corona la sua prima stagione nella Liga conquistando anche il primato di miglior finalizzatore della squadra, con i suoi dieci centri.
Dopo l’ottima stagione giocata diversi club europei si interessano a Tamudo e tra questi i Rangers di Glasgow, i quali arrivano vicini a concludere l’acquisto del suo cartellino ma l’affare salta, causa il mancato superamento delle visite mediche da parte dell’attaccante spagnolo. Raúl pertanto veste anche per la stagione 2000-2001 la maglia dei “los Periquitos” ed è un campionato esaltante il suo, dove segna ben 11 goal, trascinando così l’Espanyol al nono posto in classifica, diventando sempre più giocatore simbolo della squadra, tanto da arrivare ad indossarne la fascia di capitano.
I due anni successivi non sono esaltanti per l’Espanyol, la cui panchina vede l’avvicendamento di ben quattro allenatori; nonostante ciò la crescita di Tamudo è continua ed il suo rendimento è fondamentale per condurre la squadra catalana alla salvezza. In particolare nella stagione ’01-’02 totalizza 17 goal, solo quattro in meno di Diego Tristàn, quest’ultimo laureatosi capocannoniere della Liga; mentre nel campionato 2003-2004 sono ben 19 le reti siglate.
L’anno seguente sulla panchina dell’Espanyol approda, dopo due ottime stagioni alla guida del Celta Vigo, Mr. Miguel Angel Lotina; a lui si aggiungono due importanti acquisti quali il terzino sinistro Didier Domi dal PSG (1,50 mln €) ed il centrocampista Josè Amavisca, proveniente dal Deportivo La Coruña (1,00 mln €). Finalmente l’Espanyol torna ad essere protagonista in campionato dove ottiene il quinto posto in classifica, trascinato dai goal di Maxi Rodriguez e proprio di Raúl Tamudo, che diviene anche il miglior “assist man” della squadra; tutto ciò rappresenta una vera e propria iniezione di fiducia per la Dirigenza dei “bianchi blu” di Barcellona, tanto da spingerla a migliorare ulteriormente la rosa a disposizione di Lotina per la stagione 2005-2006, maturando così l’ambizione di raggiungere un risultato importante.
Con l’arrivo dell’argentino Walter Pandiani (Birmingham 1,50 mln €), del brasiliano Eduardo Costa (Olimpique Marsiglia 4,00 mln €) e dell’argentino Pablo Zabaleta ( San Lorenzo 3,50 mln €), oltre alla crescita a centrocampo di Iván de la Peña e l’esperienza in difesa di Mauricio Pochettino, la squadra raggiunge nuovamente la finale di Coppa del Re, bissando il successo di sei anni prima. Nella finale di Madrid del 12 Aprile 2006 contro il Saragozza, Tamudo gioca come sempre da protagonista e sigla il primo dei quattro goal conclusivi dell’Espanyol dopo soli due minuti di gioco, alzando al cielo la sua seconda coppa.
Quello che manca a Tamudo è solo di non essere riuscito fino ad ora a sfidare i cugini del Barcellona, troppo forti rispetto al suo Espanyol; ma nella stagione 2006 – 2007 arriva per lui una occasione più unica che rara per prendersi finalmente la rivincita tanto attesa. Il campionato è, infatti, una delle più avvincenti della Liga, con la corsa al titolo tra Real Madrid e Barcellona che si protrae fino all’ultima giornata di campionato, con le due squadre appaiate in testa alla classifica; il penultimo turno vede le “merengues” guidate in panchina da Fabio Capello impegnate nella insidiosa trasferta di Saragozza, mentre il Barcellona ospita al “Camp Nou” l’Espanyol e tutto fa presagire possa essere l’occasione per i catalani di superare in classifica il Real Madrid.
A confermare inizialmente il pronostico concorrono proprio i “blancos” i quali vanno in svantaggio a Saragozza, mentre il Barcellona dapprima subisce il vantaggio dell’Espanyol con Tamudo e poi pareggia e passa in vantaggio con la doppietta di Leo Messi. Al minuto ’89 delle due sfide con i “blaugrana” virtualmente primi, a Saragozza Van Nistelrooij trova il goal del pareggio per il Real, mentre a Barcellona sta per accadere qualcosa che rimarrà per sempre nella storia del calcio spagnolo. L’Espanyol, nonostante lo svantaggio ed il fatto che non debba più chiedere nulla alla propria stagione non demorde alla ricerca del pareggio; dapprima si sbilancia e rischia il tracollo subendo un contropiede che consente a Samuel Eto’o di trovarsi solo davanti al portiere Kameni il quale, con un’uscita disperata, respinge la conclusione e poco dopo, nell’ennesima offensiva alla ricerca del pari e grazie ad uno straordinario passaggio filtrante di Francisco Rufete, la palla giunge nella direzione di Raúl Tamudo che scatta sul filo del fuorigioco e, con un elegante interno destro, supera il portiere del Barca ammutolendo lo stadio.
E’ un goal pesante quello di Tamudo, che di fatto consegna la vittoria della Liga al Real Madrid; quest’ultimo infatti vince anche nell’ultimo turno allo stesso modo del Barcellona, ma è campione di Spagna grazie al risultato ottenuto negli scontri diretti. Quel goal allo scadere diviene così il simbolo della disperazione “blaugrana” e dell’esaltazione per tutti i tifosi dell’Espanyol; la rivincita di quella “minoranza” che per una sera si prende di diritto la scena del calcio spagnolo e non solo. Da questo momento in poi la rete di Tamudo viene ribattezzata con il termine di “el Tamudazo“.

Tamudo veste ancora la maglia dell’Espanyol per altre tre stagioni, dove però oltre ad una serie di infortuni che non gli consentono mai di ritrovare la forma migliore, deve anche fare i conti con un rapporto difficile e caratterizzato da incomprensioni con Mauricio Pochettino, divenuto nel frattempo allenatore; pur giocando meno è però ormai un vero e proprio idolo per i tifosi.
Nel 2010 nonostante ciò decide di trasferirsi alla Real Sociedad nella speranza di trovare maggiore impiego ma purtroppo non è una stagione esaltante tanto da portarlo a cambiare nuovamente squadra l’anno successivo, approdando al Rayo Vallecano. Con i “bianco rossi” di Madrid riesce ancora ad essere protagonista nella stagione ’10 – ’11, segnando nei minuti di recupero dell’ultima giornata di campionato il goal che garantisce la salvezza al Rayo, in pieno stile “Tamudazo”, prima di chiudere definitivamente la carriera con il Sabadell.
Avrebbe certamente meritato di vincere di più in carriera, ma Tamudo ha deciso di diventare una bandiera dell’Espanyol, rappresentandone storia, filosofia e valori; ancora oggi nel ricordo dei tifosi è impressa l’immagine di quel ragazzo con la fascia di capitano al braccio, mentre bacia la maglia appena dopo aver giustiziato i rivali di sempre. Tamudo capace di dar voce, in quel pomeriggio al Camp Nou, a quella sua straordinaria minoranza “bianco blu”.