
Edward Paul “Teddy” Sheringham lo si può considerare come uno dei calciatori protagonisti del calcio inglese nel ventennio che va dal 1990 al 2010.
Attaccante dotato di tecnica e grande visione di gioco, nonché ottimo finalizzatore, Sheringham è tutt’oggi annoverato tra i migliori attaccanti della sua generazione.
Nato il 2 Aprile del 1966 ad Highams Park, nel distretto londinese di Waltham Forest in Inghilterra, Sheringham inizia a giocare a calcio nelle giovanili del Leytonstone & Ilfor, una squadra dilettantistica dove ha modo di mettersi in evidenza nel ruolo di centravanti, tanto da impressionare alcuni emissari del Millwall, i quali decidono di prelevarlo e di metterlo sotto contratto. È questo l’ingresso del giovane Teddy nel calcio professionistico e con il club di “Bermondsey” arriva a debuttare in prima squadra nel 1982, all’età di sedici anni. Sheringham mostra da subito di possedere fiuto per il goal oltre ad una buona personalità in campo; le sue qualità convincono sempre più la dirigenza del Millwall la quale, per accelerare il suo percorso di crescita, decide di mandarlo a giocare in prestito dapprima con l’Aldershot Town Football Club e, successivamente, con la squadra svedese del Djurgarden. L’esperienza a Stoccolma, lontano da casa ed in un campionato diverso da quello inglese, lo matura come uomo e calciatore, consentendo così al Millwall di poter avere a disposizione nell’estate del 1987 un calciatore pronto per la Prima Divisione.
Nella squadra dei “the Lions” Sheringham trova un altro attaccante con il quale fare coppia, l’irlandese Tony Cascarino. I due insieme mostrano da subito una grandissima intesa, dove Teddy veste spesso il ruolo di suggeritore per Cascarino, trovando comunque spazio per andare frequentemente in goal. Al termine della stagione il Millwall, grazie alle prestazioni dei due attaccanti, raggiunge uno storico decimo posto in Prima Divisione.
L’anno successivo la squadra retrocede in Seconda Divisione, ma Sheringham continua ad esserne sempre più protagonista; rimane con il Millwall ulteriori tre anni, sfiorando la promozione e firmando nella stagione ’90 – ’91 ben 37 goal. Ormai è un attaccante completo e la Seconda Divisione inizia ad essergli stretta, per tale motivo non può che accettare l’offerta del Nottingham Forest il quale, nel luglio del 1991, lo acquista per una somma di 2 miliardi di sterline.
Nella città di “Robin Hodd” Teddy Sheingham però non riesce a convincere e la dirigenza del Nottingham decide di privarsi di lui, cedendolo per 2,1 miliardi di sterline al Tottenham Hotspur. Con gli “Spurs” diviene subito protagonista, nonostante la concorrenza in attacco non manchi, vista la presenza di attaccanti di tutto rispetto quali: Gordon Durie, Ronny Rosenthal, Chris Armstrong e Jurgen Klinsmann.
Nella sua prima stagione Teddy va in goal ben 21 volte, divenendo un beniamino della tifoseria, che gli riconosce tenacia ed attaccamento alla maglia. Lo stesso Klinsmann rimane impressionato dal talento dell’attaccante inglese tanto da definirlo, qualche anno dopo, il calciatore più intelligente con il quale abbia giocato in carriera.
Sheringham rimane legato al Tottenham fino al 1997, anno in cui decide di non rinnovare con gli Spurs. La motivazione dipende dalla sua necessità di vincere almeno un trofeo in carriera; ha superato i trent’anni ed è consapevole che la squadra di “White Hart Lane” non può competere per la conquista del titolo e la sua personale bacheca è dannatamente vuota.
Ad offrirgli la possibilità di competere per la vittoria del titolo è il Manchester United di Sir Alex Ferguson, club con grandi ambizioni, il quale per garantirsi le sue prestazioni mette sul tavolo una offerta di 3,5 milioni di sterline. Sheringham approda così allo United carico di aspettative, ma il primo anno non è dei più semplici. E’ chiamato al difficile compito di sostituire nel cuore dei tifosi un mostro sacro quale Eric Cantona, ed inoltre la squadra, nonostante per buona parte della stagione conduca la classifica, a causa di alcuni risultati altalenanti finisce per concedere il titolo all’Arsenal del tecnico francese Wenger. La stagione di Sheringham è complessivamente positiva, con 14 goal siglati, ma purtroppo la delusione per l’insuccesso porta a rivedere anche il giudizio nei suoi confronti; il Manchester Utd decide di relegarlo a riserva di lusso, optando in attacco per l’attaccante dell’Aston Villa Dwight Yorke.
La stagione ’98 – ’99 vede finalmente la squadra protagonista assoluta in Premier League; la coppia Cole e Yorke incanta e conquista i tifosi a suon di goal, ed i due attaccanti vengono ribattezzati i “calypso boy”. Al termine della stagione lo United è campione d’Inghilterra, magra consolazione per Sheringham che sognava di vincere un trofeo da protagonista e non come riserva.
Qualche giorno più tardi il successo in Premier, più precisamente il 22 maggio 1999, i Red Devils giocano la finale di FA Cup contro il Newcastle a Wembley; Teddy parte ancora dalla panchina ma questa volta viene chiamato da Ferguson a sostituire Roy Keane, infortunatosi dopo pochi minuti di gioco. Giusto il tempo di entrare in campo e Sheringham, sfruttando una triangolazione, sigla il goal del vantaggio. A questo fa seguito nella ripresa il raddoppio di Scholes e così Teddy riesce finalmente ad alzare una coppa da protagonista.
Potrebbe bastare come degna conclusione di una carriera lunga e prestigiosa? Probabilmente sì, o forse no per un giocatore che indossa la maglia numero dieci, quella che rappresenta fantasia e classe, il simbolo di quel genere di calciatori in grado di trasformare i sogni in realtà. Per Teddy Sheringham il sogno si concretizza il 26 maggio del 1999, al Camp Nou di Barcellona, dove va in scena la finale di Champions League tra lo United ed i campioni tedeschi del Bayern Monaco.
Nonostante l’ottima prestazione nella finale di FA Cup Sheringham parte comunque dalla panchina, Ferguson conferma, infatti, la coppia Cole e Yorke. La gara appare da subito equilibrata anche se al sesto minuto di gioco il Bayern passa già in vantaggio, grazie ad un calcio di punizione di Basler che coglie di sorpresa il portiere danese Schmeichel sul palo coperto da quest’ultimo. I campioni d’Inghilterra cercano di reagire ma i tentativi offensivi sono piuttosto sterili; Cole e Yorke non sembrano in giornata e la squadra inglese fatica ad essere pericolosa, anzi rischia addirittura il tracollo quando, nel secondo tempo, un pallonetto di Scholl viene fermato dal palo, mentre la traversa nega la gioia del goal a Jancker. Sheringham entra al 67esimo minuto a dare brio alla manovra offensiva dello United, ma il Bayern in difesa sembra insuperabile, fino al minuto 91. Quello che accadrà da questo momento in poi è di difficile comprensione sia per i vincitori quanto per i vinti, qualcosa di inatteso ed irripetibile; lo è ancor più per Teddy Sheringham che diviene protagonista dei tre minuti di recupero più “pazzi” nella storia della Champions.
Personalmente preferisco non entrare in spiegazioni tattiche o psicologiche delle quale si è già detto molto, bensì legare quei tre avvincenti minuti alla “magia” del calcio, ed alla convinzione che per alcuni giocatori il destino sappia scrivere pagine uniche destinate ad essere ricordate per sempre, come nel caso di Teddy.
Al minuto 91 della sfida lo United si appresta a battere un calcio d’angolo, anche il portiere Schmeichel si trova nell’area tedesca, nel disperato tentativo di trovare il goal del pari e, sul cross di Beckham, quasi ci riesce sfiorando di testa la palla. Quest’ultima giunge invece, dopo un maldestro tentativo tedesco di spazzarla via, sui piedi di Ryan Giggs che prova a calciarla verso la porta ma senza colpirla bene; la palla viaggia verso Teddy Sheringham il quale, in un lampo, decide di non stopparla ma di deviarne solo la corsa con un preciso interno destro, insaccandola così in rete, a pochi centimetri dal palo. Il numero dieci inglese corre in un urlo liberatorio, inseguito dai compagni; non è solo la sua rivincita su chi lo dava per finito, ma anche la convinzione di essere entrato di diritto nella storia dei Red Devils!
Il Bayern dopo aver subito il pareggio è scosso e quando due minuti più tardi il Manchester Utd guadagna ancora un angolo, nella mente dei giocatori tedeschi la paura inizia a prendere il sopravvento. Beckham batte l’angolo e questa volta è Sheringham ad andare incontro alla palla; salta alto e la colpisce indirizzandola verso la porta del Bayern dove è appostato il norvegese Solskjaer, il quale corregge di collo destro la direzione della palla, spedendola alle spalle di Oliver Kahn. I giocatori tedeschi sono scioccati e cadono a terra in lacrime, mentre il Manchester United è campione d’Europa.
Dopo questa finale Teddy giocherà ancora altri nove anni, ritirandosi 42enne dopo aver vestito ancora le maglie di Tottenham, Portsmouth, West Ham e Colchester Utd; ma il suo nome rimarrà per sempre legato a quella pazzesca notte spagnola, nella quale divenne il “diavolo rosso” che spedì all’inferno il Bayern.