Ciao Diego

Ho avuto la fortuna di vederti giocare, innamorandomi del tuo calcio; anni e campionati ricchi di grandi giocatori e campioni, ma dove tu eri la stella più grande.
Al tempo ero affascinato dal tuo modo di giocare, dalla tua imprevedibilità, fantasia; con il passare degli anni però ho compreso il significato del nome “Maradona” non solo per il mondo del calcio, ma anche e soprattutto per una città come Napoli ed una nazione quale l’Argentina.
Mi è capitato spesso di vedere quella tua straordinaria cavalcata palla al piede contro l’Inghilterra a Messico ‘86, forse il goal più bello nella storia del calcio, ma con il passare degli anni quel tuo gesto ha assunto per me sempre più valore. Ho compreso, infatti, come in esso fosse racchiusa tutta la sofferenza del popolo argentino, profondamente segnato dal conflitto delle Isole Falkland del 1982. Il bisogno dell’Argentina di rialzarsi, di tornare a credere in qualcosa, guardando al futuro con occhi di speranza. La notte del 29 giugno 1986, a Città del Messico, mentre alzavi al cielo la coppa del Mondo asciugavi simbolicamente le lacrime di una nazione e disegnavi sul volto di ogni argentino un sorriso, facendo riscoprire il senso di appartenenza.
E poi Napoli, già la tua Napoli, che ti ha adottato come un figlio ed alla quale hai regalato non solo vittorie uniche ma, soprattutto, il riscatto sociale. Non sarà un caso che nelle gerarchie della città ti sei posizionato accanto a San Gennaro, quasi in un legame mistico tra il Santo patrono di Napoli ed il Dio del calcio.
Oggi, alla tristezza di questo saluto, mantengo la convinzione di aver vissuto con te un calcio diverso, fatto di poesia, del quale sarà impossibile non avvertirne la mancanza.
Adiós Diego

Lascia un commento