
Capita alcune volte che un’intera carriera a buoni livelli possa non bastare per essere ricordati nel tempo, a differenza di come un’istante possa invece consegnare un calciatore alla storia di questo sport. A questo secondo caso può essere ricondotta la carriera calcistica di Helmuth Duckadam, portiere dello Steaua Bucarest, che seppe conquistare l’Europa nella prima metà degli anni ottanta.
Nato a Semlac il 01 Aprile del 1959, Duckadam mosse i primi calci nella squadra della sua città, divenendo poi professionista ed approdando nella serie A rumena nel 1978. Portiere molto agile e potente, nonostante i suoi 189 cm di altezza, e dotato inoltre di buona tecnica, finì ben presto nel mirino dello Steaua Bucarest che lo acquistò nel 1982. Due anni più tardi raggiunse il primo successo, quello nel campionato rumeno, ripetuto anche l’anno successivo con l’aggiunta anche della Coppa dei Campioni; quest’ultima sollevata al cielo nella notte di Siviglia, ed alla quale Duckadam legherà per sempre il proprio nome.
Nella finale della coppa campioni del 1986 si sfidarono una sorprendente Steaua Bucarest ed un esperto Barcellona, quest’ultimo dato inevitabilmente per favorito; ma come capita spesso in questi casi a spuntarla fu proprio la squadra con i pronostici sfavorevoli. Lo Steaua fu capace di trascinare la gara fino ai calci di rigore, affidando poi il destino nelle mani del proprio portiere; quel che accadde da quel momento in poi è storia del calcio.
Sicuramente il numero uno rumeno mai avrebbe pensato che quei calci di rigore avrebbero cambiato la sua vita, rendendolo una celebrità; probabilmente il suo obiettivo, quando si posizionò sulla riga di porta per sfidare il primo rigorista spagnolo, era quello di poterne respingere almeno uno, invece riuscì nell’impresa di parare tutti e quattro i rigori calciati dal Barcellona, mettendo una firma indelebile sulla prestigiosa finale ed associando per sempre il proprio nome a quello dello Steaua campione d’Europa.
Al ritorno in patria venne nominato giocatore rumeno dell’anno, divenendo obiettivo di mercato di importanti club europei, su tutti il Manchester United; purtroppo però su Duckadam, dopo l’eroica notte di Siviglia, calò il buio e l’anonimato. Tutto dipese da una trombosi alle mani (questa la versione ufficiale), cosi grave da fargli correre addirittura il rischio di una amputazione del braccio e ponendo sostanzialmente la parola fine alla sua carriera.
Sulla sua anticipata interruzione calcistica nacque anche una leggenda, che attribuì le sue condizioni di salute ad una spedizione punitiva da parte della polizia del Regime, richiesta dal figlio di Ceausescu, con il quale Duckadam era entrato in contrasto per futili motivi. I miliziani del dittatore rumeno gli avrebbero volutamente spezzato le mani, provocando fratture dalle quali il portiere dello Steaua non si sarebbe più ripreso. Lo stesso Duckadam però, anche dopo la fine del Regime ed il ritorno alla democrazia e pur facendo comprendere la sua opinione negativa nei confronti di Valentin Ceausescu, non diede spiegazione diversa riguardo la sua sfortunata conclusione di carriera.
Il ritiro ufficiale avvenne nel 1991, con la maglia del Vagonul Arad, dove ebbe modo ancora una volta, durante una gara di coppa di Romania, di essere determinante nel superamento del turno parando due rigori; quasi a voler dimostrare che in quella finale di coppa campioni non era stato semplicemente fortunato. Nonostante tutto l’ “eroul del la Sevilla” (come venne ribattezzato in patria), quel portiere con baffi e completo verde che si mise a correre con la palla tra le mani, in un’esultanza incontenibile dopo il quarto rigore parato, è di diritto un pezzo di storia del calcio. Helmuth Duckadam eroe per una notte, o forse eroe per sempre.