Neville Southall ha rappresentato uno dei calciatori più popolari a cavallo tra la metà degli anni 80 e 90 in Inghilterra, tra i migliori numeri uno nella storia del calcio inglese e non solo. È stato nominato uno dei cento più grandi giocatori del ventesimo secolo dalla rivista “World soccer”; niente male per un portiere che ha trascorso la prima parte della carriera calcistica come dilettante.
Nato il 16 Settembre del 1958 a Llandudno, in Galles, secondo di tre fratelli, iniziò a muovere i primi calci nella squadra cittadina, i “Llandudno Swifts”. Una squadra piuttosto limitata, che però concedeva al buon Neville di ricevere moltissimi tiri, sviluppando cosi le proprie doti e mettendosi in evidenza.
All’età di 14 anni partecipò con la sua squadra ad una tourné in Germania, dove ebbe modo di farsi notare dal Fortuna Dusseldorf, squadra della Bundesliga, che gli offrì l’opportunità di entrare nel proprio settore giovanile. Southall decise però di non accettare, sia per la lontananza dalla propria famiglia, quanto per il fatto che non pensava assolutamente che il calcio potesse essere una professione; la sua ambizione era quella di diventare postino nella propria città. Fu questo il motivo per il quale Southall iniziò a svolgere diversi lavori: cameriere, netturbino e manovale, dedicandosi al calcio semplicemente come hobby, nonostante le qualità che manifestava tra i pali facessero presagire ben altro.
La chiave di svolta della sua vita arrivò quando a notarlo fu il Bury, che nel 1980 acquistò il cartellino di Southall, su specifica richiesta del manager Dave Connor.
Nel Bury ebbe modo di mettersi ben presto in evidenza, ricevendo il premio, al termine della stagione, di miglior giocatore del club, nonché miglior giovane dell’anno.
Per la stagione successiva arrivò l’offerta da parte dell’Everton di Howar Kendall; vantaggiosa economicamente sia per il Bury quanto per Southall, di conseguenza entrambi accettarono. Di certo in quel preciso momento della propria carriera, Neville non avrebbe mai pensato che quella nuova avventura, in una squadra dove si trovò da subito la concorrenza di due portieri più avanti di lui nelle gerarchie, si sarebbe dimostrata essere la più importante della sua vita calcistica, trasformandolo in portiere vincente.
Nonostante quella concorrenza iniziale che si trovò ad affrontare giunto a Liverpool, riuscì a dimostrare di avere una marcia in più rispetto agli altri, tanto da essere definito da Kendall come il miglior portiere della First Division. Nonostante ciò però, causa alcuni problemi fisici che lo limitarono nelle prestazioni; in seguito ad una sconfitta per 5 a 0 rimediata dal suo Everton a Goodison Park contro il Manchester United, Mr Kendall decise di spedire in prestito Southall al Port Vale in quarta divisione.
Una bocciatura che avrebbe tagliato le gambe a chiunque, ma non a Neville, capace di ripartire da quel calcio di periferia, così vicino a quello dilettantistico che aveva contraddistinto la fase iniziale della sua carriera. Si rimise in gioco, con la forza di chi conosce il significato del termine umiltà, rimboccandosi le maniche e ricostruendo la sua carriera con ancora più convinzione di prima.
Al Port Vale, in soli due mesi, riuscì a conquistare pubblico e dirigenza, tanto da portare il manager McGrathe a tentare di avanzare una richiesta all’Everton per poterlo trattenere; ma l’infortunio di Arnold, portiere titolare dell’Everton, obbligò Kendall a richiamare Southall dal prestito.

Al suo ritorno Neville era cambiato, aveva riassaporato nell’esperienza a Por Vale le sue origini, il calcio semplice, quello che a lui piaceva tanto e tutto ciò lo aveva rigenerato; recuperata la miglior condizione, era finalmente pronto per aprire un ciclo.
Da quel momento in poi, da titolare inamovibile dell’Everton, collezionò ben due campionati inglesi (’83-’84 e ’86-’87), due coppe d’Inghilterra (’83-’84 e ’94-’95), quattro Charity Shield (’84-’85-’86-’95), infine, una coppa delle Coppe (’84-’85).
Lasciò l’Everton al termine della stagione ’97-’98, causa una squadra poco competitiva e dai risultati scadenti, oltre ad un difficile rapporto con il nuovo allenatore Mike Walker; secondo Southall più impegnato a concentrarsi sulla propria abbronzatura piuttosto che sulla squadra.
Una breve esperienza con il Southend Utd per poi passare, sempre nel 1998, allo Stoke City, voluto da Mr Chris Kamara. Quest’ultimo però venne sostituito dopo pochi mesi da Alan Durban, con il quale Southall entrò presto in conflitto, tanto da essere relegato a riserva poiché ritenuto, dal nuovo manager, una influenza negativa per la squadra.
Sicuramente una presenza di grande personalità quella di Neville Southall, un uomo senza compromessi che diceva sempre ciò che pensava, anche se questo poteva creargli problemi. Non va dimenticato che lo stesso Sir Alex Ferguson lo cercò poco prima di scegliere Peter Schmeichel come portiere dei “red devils”, decidendo in favore del portiere danese proprio a causa del carattere particolarmente difficile di Southall.
Al termine di una stagione che il portiere gallese definì come uno dei peggiori episodi della sua vita, si trasferì al Torquay Utd che militava in terza divisione. Aveva ancora estimatori nelle categorie superiori, ma a Neville interessava poco la categoria, lo aveva già dimostrato in passato; il suo unico obiettivo era quello di divertirsi giocando a calcio. Guarda caso anche al Torquey fu votato giocatore dell’anno al termine della stagione; nonostante l’avanzare dell’età le sue prestazioni in campo continuavano ad essere decisive.
Nel 2000 passò al Bradford city, con il doppio ruolo di giocatore/allenatore e fu proprio in questa stagione che Southall firmò un altro record nella sua straordinaria carriera. Causa l’infortunio in contemporanea dei due portieri titolari, il 12 Marzo del 2000, nella sfida contro il Leeds Utd scese in campo all’età di 41 anni, divenendo il quarto calciatore più anziano nella storia della Premier League.
Dopo il Bradford giocò ancora nelle categorie minori, fino ad appendere definitivamente i guanti al chiodo nel 2002.
Le successive esperienze da allenatore fecero emergere ancora una volta il carattere forte e senza compromessi di Southall; si scontrò, infatti, con la Federazione gallese che gli aveva dato incarico di allenare la rappresentativa Under 19; a suo giudizio era stato trattato con totale mancanza di rispetto. E poi ancora lo scontro con il Presidente del Hastings Utd, con il quale iniziò una collaborazione durata solo un anno.

Negli ultimi anni però Neville ha trovato la propria dimensione fuori dal terreno di gioco, iniziando ad occuparsi di bisognosi ed emarginati. Ha destinato il proprio account Twitter per rispondere ed offrire assistenza nell’ambito delle dipendenze dalla droga, dando supporto per il recupero di donne costrette alla prostituzione. Neville Southall dunque non solo campione in campo, ma anche nel quotidiano; uomo di valori, rimasto umile anche quando il calcio gli consegnò le chiavi del successo.
Si dice ci sia sempre una parata “perfetta” nella storia di un portiere, capace di racchiuderne la carriera in un gesto tecnico, una prodezza. Nel caso di Neville Southall sono tante le parate che hanno contraddistinto la sua lunga carriera; ne voglio però ricordare una in particolare, quella che mise in scena il 3 Aprile del 1985, a White Art Lane, nello scontro decisivo per la conquista del titolo contro il Tottenham Hotspurs.
Una parata che Jeff Powel, giornalista del Daily Mail, definì come il salvataggio più sorprendente dopo quello di Gordon Benks su Pelè.
A White Art Lane c’era quel giorno il pubblico delle grandi occasioni, poiché ci si giocava tantissimo nella corsa al titolo; erano le ultime speranze di riaprire il campionato da parte degli Spurs.
L’Everton partì subito bene; Andy Gray lo portò in vantaggio, azzittendo lo stadio. Ancor più d’impatto fu il silenzio che calò nel secondo tempo, alla rete del raddoppio firmata da Trevor Steven.
Il Tottenham però non si arrese, a testa bassa iniziò ad attaccare con la forza della disperazione, di chi sa bene che questa è l’ultima opportunità.
A risvegliare il pubblico ci pensò Graham Roberts, accorciando le distanze per il Tottenham, con uno straordinario goal dalla distanza. In quel momento White art Lane divenne una bolgia, l’unione di pubblico e giocatori si trasformò in una unica forza “Spurs”, in grado di schiacciare l’Everton nella propria area; al pari di un pugile alle corde che attende il colpo del K.O.
Poco dopo arrivò un cross proveniente dalla destra della porta difesa da Southall; forte e tagliato, di quelli che chiedono solo di essere colpiti per essere depositati alle spalle del malcapitato portiere. Quando la palla giunse in mezzo all’area di rigore, ad attenderla c’era Mark Falco; il quale si esibì in uno stacco poderoso, colpendola con forza e spedendola a velocità sostenuta appena sotto la traversa.
Probabilmente quella palla in qualsiasi altra situazione sarebbe entrata in porta, concedendo agli Spurs di pareggiare, ma non quel giorno …non davanti a Neville Southall. Lui si era messo in testa di strappare una vittoria che avrebbe ipotecato il titolo!
Non era tipo da farsi intimidire lui, anzi il suo sguardo nel tunnel d’ingresso era caratterizzato da una convinzione che metteva paura, allo stesso modo del suo ingresso in campo. Vestito come da consuetudine con una maglietta verde, pantaloncino bianco e calzettone blu (quest’ultimo abbassato ad altezza stinco, per poi calare sulle caviglie durante la gara); sotto il braccio tratteneva la palla, quasi volesse lanciare subito un messaggio a tutti i tifosi Spurs accorsi allo stadio. Le loro speranze si sarebbero infrante su di lui, quel pallone era e sarebbe stato suo!
Quando la palla colpita da Falco stette per entrare, Southall si aggrappò a tutto il suo repertorio; balzò verso l’alto inarcando la schiena, un movimento obbligato per riuscire a recuperare qualche centimetro su quella palla che stava per superarlo. Era una corsa contro il tempo e la velocità della sfera, ma ancor più verso quel sogno “Everton”. Già, il sogno, quello stesso che riempiva le giornate di un Neville ragazzino, che viveva di un calcio dilettantistico sognando uno stadio ed un momento così.

La sua mano arrivò su quella palla, riuscendo a spingerla verso l’alto, al di sopra della traversa; il pallone finì, ironia della sorte, in mezzo ai tifosi del Tottenham assiepati dietro la sua porta, facendo capire loro che questa volta era davvero finita. Ciò che venne dopo è semplice storia del calcio. L’Everton uscì da Londra con il titolo in mano; il suo guardiano questa volta era volato davvero troppo in alto, oltre ogni immaginazione; era riuscito a custodire gelosamente il “sogno”, trasformandolo in realtà.