
Il 12 Febbraio 2019 il mondo del calcio ha salutato per l’ultima volta Gordon Banks, ritenuto dagli intenditori di calcio il miglior portiere inglese di tutti i tempi, capace di vincere un campionato del mondo con l’Inghilterra nel ‘66, ma destinato ad essere ricordato da tutti come il portiere della “straordinaria” parata su Pelé, la parata più bella nella storia del football.
Ma da quei primi calci al pallone con una squadra di minatori, al provino con il Chesterfield e l’inizio di una promettente carriera, ai trofei vinti, fino a giungere alla parata consegnata alla storia, il buon Gordon di strada ne ha percorsa tanta e per la maggior parte in salita. C’erano infatti da sconfiggere i più scettici, coloro che in quel fisico un po’ ingobbito non ci vedevano certo un grande portiere capace di cambiare la storia del calcio inglese. Ma Gordon sapeva che prima o poi sarebbe riuscito a farsi apprezzare, la passione per il calcio, la voglia di affermarsi ed il lavoro duro, avrebbero saputo ripagarlo, realizzando il suo sogno. Già, perché la fatica di guadagnarsi da vivere l’aveva già assaporata e non era certo fuggito a questa, avrebbe fatto anche il muratore, con la forza di chi non ha certo paura di sporcarsi le mani e lottare nella vita. Ma quelle stesse mani erano però destinate a ben altro, a qualcosa di prestigioso; chissà se ne sia mai stato convinto davvero Banks, anche quando la carriera calcistica iniziava a gratificarlo e la vita a sorridergli. Non era un uomo da copertina lui, alla fama del successo preferiva allenamenti duri, pesanti, fatti di sacrificio, dedizione e voglia di non mollare mai, dare tutto sé stesso senza trascurare nessun aspetto: “il colpo di reni Gordon …migliora il colpo di reni …perché prima o poi ti sarà utile…”. Sì, se lo sarà sentito dire spesso in quel campo d’allenamento, un po’ come è capitato del resto ad ogni portiere; probabilmente nei momenti di fatica si sarà chiesto anche a cosa mai potesse essere utile veramente, magari nel vincere una coppa di Lega oppure un mondiale ed essere definito “la cassaforte della regina”? già, magari, …o forse qualcosa di più grande ancora, chissà.
Quel magari divenne presto certezza, Banks alzò al cielo la coppa di Lega con il Leicester City nel campionato ’63-’64 (per poi ripetersi con lo Stoke City nel ’71-’72) ma ancor più la coppa Rimet, proprio nella sua Inghilterra, con la nazionale della Regina. Niente male starete pensando vero? Un successo mondiale che molti calciatori sognerebbero, sentendosi poi appagati; ma il campione no, lui va oltre, la sua fame di successi ed il suo bisogno di dimostrare non possono arrestarsi, se poi per caso ti chiami Banks e i tuoi inizi gli hai vissuti in una squadra di minatori figuriamoci!

Eccola la differenza tra lui e gli altri, Gordon non si accontentava di essere il miglior portiere inglese, voleva di più o forse sapeva di essere qualcosa in più …era come un equilibrista che dopo un esercizio riuscito sentiva la necessità di renderlo più complesso, alla ricerca continua del superamento dei propri limiti, mantenendo acceso dentro sé il fuoco della sfida. Eccolo il quadro perfetto che lo ritrae, anch’egli appeso su quel filo, con il pensiero rivolto a dimostrare a quella folla che lo aveva ammirato ed osannato che c’era ancora qualcosa di unico da vedere, in grado di far trattenere loro il fiato …di fermare per un istante il tempo.
Non ho la certezza che Gordon pensò davvero tutto ciò, ma se lo fece, come mi piace credere, allora dico che non sbagliò, perché c’era veramente ancora qualcosa da mostrare, in grado di renderlo più celebre di quanto non fosse riuscita a fare la conquista di un Mondiale.
Il 7 Giugno del 1970, a Guadalajara, l’equilibrista Gordon, infatti, iniziò a sentire tremare il filo sotto i suoi piedi, lui non si scompose, conosceva quel momento, lo aveva sognato, inseguito con tutto sé stesso, ed ora era finalmente arrivato.
Nell’istante in cui partì quel cross dalla sua sinistra, Banks era al centro della porta, indossava una maglia blu con pantaloncino e calzettone bianco, mentre le mani erano coperte da un paio di guanti troppo leggeri e semplici se paragonati a quelli dei tempi moderni, ma a lui cosa poteva importare, prima di allora aveva giocato a mani nude, strofinandoci sopra un chewingum masticato per migliorarne la presa; un rituale probabilmente più scaramantico che efficace. Di sicuro se in quell’istante dedicò un pensiero, questo fu di breve durata poiché quella palla calciata da Jairzinho viaggiava veloce sopra la ua testa e di tempo ne rimaneva poco per sprecarlo a pensare. In pochi istanti Gordon sentì tremare ancor più il filo sotto i suoi piedi, questa volta a muoverlo era un vento caldo e violento, potente, lo stesso che aveva fatto cadere in precedenza i più esperti difensori di calcio al mondo, piegando le mani ai più grandi portieri, quel vento si chiamava “o Rei”. Il destino non aveva scelto un giocatore brasiliano qualsiasi da scagliare su quel pallone, eppure erano tutti forti, sarebbe bastato uno qualunque di loro per segnare, invece no, proprio Pelé. Ed il miglior giocatore del mondo si presenta all’ appuntamento con la storia piazzando uno stacco prepotente, il quale gli consente di colpire la palla con una violenza incredibile, riesce addirittura a schiacciarla a terra, rendendola davvero imprendibile. Ma riecco quella voce rimbalzare nella testa di Banks:“il colpo di reni Gordon …migliora il colpo di reni …perché prima o poi ti sarà utile…” L’orologio del tempo si ferma in un istante lunghissimo, lo stadio ammutolisce, qualcuno sta per balzare in piedi, ha le braccia protese in alto, sta per urlare ma …no! Che succede, la palla non gonfia la rete ma cambia direzione, va verso l’alto, ha impattato la mano di Gordon proteso in un tuffo disperato, con la schiena inarcata, a pochi centimetri dal palo.Terminato l’istante di incredulità, l’orologio riprende e scocca il suo secondo, gli occhi del pubblico cercano disperatamente Banks, e lui? Si rialza, sente il complimento di un compagno e, come se nulla fosse, riprende il centro della porta e rimette i piedi sul suo filo, ora è conscio che di lì non scenderà più.

Nemmeno l’incidente d’auto del ‘72 che comprometterà il suo occhio destro sarà in grado di scalfirlo, perché in quel lontano 7 Giugno del ‘70 lui è diventato immortale, si è consegnato alla storia del calcio, è diventato per tutti noi “Banks che batté Pelé”.
di Devis Antinozzi